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Pedofilia: informarsi per proteggere i minori

Un progetto nato in seno al Telefono Azzurro ci permette di indagare a fondo il fenomeno della pedofilia, individuandone la diffusione e le strategie volte a identificare il pedofilo e difendere le vittime.

Negli ultimi anni l’attenzione nei confronti di questo tema è cresciuto esponenzialmente, dando vita a numerosi congressi, eventi di vario tipo, incontri con gli insegnanti e i familiari: iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica mediante un modo corretto di fare informazione. Il rischio, infatti, è quello di generare un diffuso allarmismo, un atteggiamento di “caccia alle streghe” che si rivela del tutto inefficace nella prevenzione e nella tempestiva identificazione delle vittime e degli autori.

Stando agli ultimi dati raccolti, sembrerebbe che in Italia tale fenomeno sia meno diffuso rispetto agli altri Paesi europei. In realtà, si tratta di dati che non tengono conto dell’elevata percentuale di “sommerso” presente nel nostro Paese, ovvero degli abusi sessuali non denunciati.

Chi è il pedofilo?

“Il pedofilo è una persona che mostra una preferenza sessuale verso bambini e, generalmente, non ha interesse sessuale per gli adulti. Non sempre e non necessariamente questa preferenza si traduce in un atto sessuale con un bambino.” È infatti possibile distinguere tra il pedofilo dedito a fantasie e pensieri ricorrenti verso i minori, senza arrivare a molestarli direttamente, e il pedofilo che si rende protagonista di atti sessuali con i bambini. Un’ulteriore precisazione permette di distinguere tra: child molester preferenziali: pedofili che commettono abusi sessuali su bambini perché li preferiscono agli adulti; e child molester situazionali: stupratori che possono abusare di bambini ma anche di adulti, non hanno cioè una vera e propria preferenza verso i minori.

Nella maggior parte dei casi l’abusante è un individuo appartenente al nucleo familiare o alla cerchia dei conoscenti: altri bambini/adolescenti, insegnanti, amici di famiglia, vicini di casa. Solo il 5,4% dei casi vede come protagonisti soggetti esterni. Le vittime sono perlopiù bambine (il 72% dei casi), ma non sono esclusi i minorenni maschi (27,8%).

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Identikit del pedofilo

La categoria dei pedofili è piuttosto variegata, ma è possibile tracciare un profilo piuttosto chiaro dell’abusante. Un aspetto molto importante perché consente di individuare efficaci strumenti di prevenzione. Nella maggior parte dei casi i pedofili sono di sesso maschile e di età compresa tra i 40 e i 70 anni; la loro attrazione nei confronti dei minori si manifesta sin dall’adolescenza o nella prima età adulta; le molestie possono riguardare entrambi i sessi e spesso coinvolgono soggetti conosciuti; i pedofili tendono a minimizzare o giustificare il loro comportamento; possono fare uso di sostanze stupefacenti (50-60% dei casi) e presentare altri disturbi della sfera sessuale come esibizionismo, sadismo, voyeurismo (50-70% dei casi).

Pedofilia sul web

La diffusione di internet e dei social network ha determinato la nascita di una particolare forma di pedofilia: la pedofilia online Essa viene alimentata proprio dal web e dalla semplicità con cui è possibile reperire sia materiale pedopornografico che possibili vittime. I pedofili online possono infatti essere divisi in due categorie: quelli che utilizzano il web per procurarsi e/o scambiare materiale pedopornografico, e quelli che lo usano per avere contatti o incontri con i minori. All’interno di quest’ultimi è possibile individuare altre due tipologie di pedofili online: quelli orientati al sesso virtuale, e quelli che hanno rapporti sessuali fuori dalla rete.

Come agiscono i pedofili online

La loro azione si divide in più fasi:

  • Il pedofilo inizia a instaurare un rapporto con il minore e spesso gli chiede l’invio di una foto. Solitamente mente sulla sua reale identità.
  • Approfondisce il rapporto con il minore e comincia a prendere informazioni sulla sua vita privata. Tra le domande rivolte alla vittima ci sono anche quelle atte a scoprire le possibilità di essere scoperto: il pedofilo può chiedere al bambino dove si trova il computer, se lo utilizza solo lui, se i genitori sono in casa, se lo sorvegliano spesso o controllano le sue attività al pc.
  • Il rapporto tra i due subisce un’accelerazione assumendo connotazioni più intime. È la fase che anticipa l’abuso vero e proprio.
  • L’ultima fase, quella sessuale, è caratterizzata da alcuni comportamenti specifici e ben individuabili: il pedofilo può coinvolgere il minore in conversazioni sessualmente esplicite; chiedergli di praticare autoerotismo e descrivergli cosa sta facendo; invitarlo a praticare autoerotismo davanti alla webcam; inviare immagini sessualmente esplicite e incoraggiarlo a fare lo stesso; chiedere un appuntamento a scopi sessuali.

I pedofili online sono solitamente più giovani rispetto all’identikit tradizionale: hanno tra i 18 e i 25 anni.

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