Clarice Petacci (nota come Claretta o Clara) fu l’amante di Benito Mussolini.

Fu una donna bellissima ma che andò incontro ad un triste destino. Infatti, la Petacci venne fucilata insieme al dittatore il 28 Aprile del 1945. Ma cosa sappiamo esattamente della donna che amò il Duce? Scopriamo qualcosa in più!

Claretta Petacci e Benito Mussolini

Clara nacque il 28 febbraio del 1912. Figlia di Giuseppina Persichetti e del medico Francesco Saverio Petacci, era sorella del chirurgo Marcello Petacci e dell’attrice Maria Petacci.

Sin da giovanissima la Petacci, inviava al Duce numerose lettere di ammirazione. Lo seguì così tanto da riuscire ad attirare la sua attenzione. Qualche anno dopo, lei si sposò con il sottotenente della Regia Aeronautica Riccardo Federici, ma il loro matrimonio non andò a buon fine.

Infatti, nel 1936 si separò da lui (all’epoca il divorzio non era ancora possibile ) e già frequentava Mussolini, il quale aveva ben 29 anni in più di lei. Nel frattempo però, Benito era sposato con Rachele Guidi (nota come “donna Rachele”) anche se la tradiva con altre donne. Basti pensare ad Ida Dalser, con la quale ebbe il figlio Benito Albino Mussolini.

Fatto sta che Mussolini iniziò a frequentare la Petacci in maniera assidua, ospitandola spesso nel suo studio di Capo del governo, situato a Palazzo Venezia. Ovviamente, la relazione tra i due non era vista di buon occhio, specialmente da alcuni gerarchi del fascismo. Secondo questi ultimi era fonte di scandalo e avrebbe potuto portare ad una corruzione del regime.

Ma l’aspetto più assurdo riguarda il fatto che Claretta non avesse alcuna intenzione di ufficializzare il tutto. Lei si accontentava tranquillamente nell’avere il ruolo di “compagna segreta di Mussolini”. Stando ad alcune indiscrezioni, non lo avrebbe mai messo sotto pressione per lasciare donna Rachele.

Claretta Petacci morte

Nel momento in cui cadde il regime fascista, Clara Petacci fu arrestata il 25 luglio 1943.

Successivamente, riuscì a liberarsi grazie alla firma dell’armistizio di Cassibile. Una volta che uscì di prigione, Claretta di trasferì molto vicino alla residenza del Duce, più precisamente a Gardone.

Viste le varie restrizioni, la donna intraprese con lui un rapporto epistolare. Sapeva benissimo che non poteva esporsi più di tanto. Ma nel 1945 effettuò una fuga verso il lago di Como (Bonzanigo di Mezzegra) dove riuscì a raggiungere Benito. Questa mossa costò cara ad entrambi, in quanto fucilati dai partigiani il 28 aprile.

In fin dei conti, la donna non era reduce da particolari condanne. Forse, il suo unico errore fu quello di inserirsi in questioni che non le riguardavano, frapponendosi tra Mussolini e gli esecutori della sentenza. Oppure, c’è chi sostiene che poteva essere una scomoda testimone. E sempre lo stesso giorno, i partigiani uccisero anche suo fratello Marcello e altre persone complici della fuga di Benito.

Il 30 aprile, avvenne la sepoltura della salma di Claretta, in una fossa del Campo 16 del Cimitero Maggiore (Milano). Fu un ordine del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), il quale decise anche di lasciarla anonima, onde evitare oltraggi.

Per assicurarsi di ciò, due giorni dopo ripresero il cadavere della Petacci e lo trasferirono in una fossa del campo 10. Lì rimase fino al 1956, anno in cui la portarono a Roma, tumulandola nella tomba di famiglia, presso il Cimitero Comunale Monumentale Campo Verano. L’ultimo aggiornamento sulla tomba di Claretta Petacci risale al 2017. A seguito di una raccolta fondi, andò incontro a restaurazione.

Claretta Petacci lettere

Insomma, la storia tra Claretta Petacci e Benito Mussolini fu ricca di misteri.

Ciò che resta però è la corrispondenza epistolare, che i due hanno avuto per ben 15 anni e nel periodo antecedente alla morte. Stando ad alcune fonti, il contenuto delle lettere si troverebbe attualmente nell’Archivio di Stato di Roma.

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