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Nuovi risultati sul cibo fritto

Il fritto non è nocivo. Una recente ricerca effettuata da un team spagnolo ha dimostrato che alcune verdure conservano di più i loro nutrienti se vengono fritte rispetto a quando sono bollite.

Questo tipo di cottura, infatti, produce una maggiore quantità di acido oleico e componenti antiossidanti che aiutano a prevenire, nel lungo periodo, il cancro, il diabete e la perdita della vista. Tali risultati stravolgono ciò che si è detto e pensato finora. Il segreto sta nell’olio extravergine d’oliva.

“Nel corso degli anni, la ricerca ci ha portato a credere che friggere le verdure è un grande divieto, e le proprietà antiossidanti non contano di fronte alla paura del grasso”, ha dichiarato Cristina Samaniego Sanchez, a capo del Dipartimento nutrizionale della facoltà di Farmacia a Granada.

Ma bisogna prestare attenzione alla tipologia di olio utilizzata. Un’altra ricerca, condotta da Martin Grootveld, ha infatti messo in evidenza come un “fish&chips” fritto in olio vegetale contenesse aldeidi da 100 a 200 volte più tossici rispetto al limite giornaliero fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Al contrario utilizzando olio d’oliva, o meglio ancora extravergine, veniva prodotta una quantità di aldeidi molto più bassa.

La frittura in olio extravergine aumenta la capacità antiossidante delle verdure, con ripercussioni positive sulla prevenzione di alcune malattie.

Pur facendo cadere il tabù del fritto, queste ricerche non incitano a preferire sempre e comunque questo metodo di cottura, ma affermamo che un consumo moderato non incide negativamente sulla salute né sulla bilancia.

A patto, però, che si seguano alcune regole: bisogna mantenere la temperatura dell’olio vicino ai 180° (così da limitare l’assorbimento di grassi), friggere un poco alla volta e asciugare gli alimenti con carta assorbente. Oltre, ovviamente, a utilizzare l’olio d’oliva.

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