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Di giorno in giorno aumenta la lista di coloro che si esprimono nei confronti dei talent show in generale o di Amici nello specifico, a volte criticandoli, altre osannandoli, oppure considerandoli semplicemente l’unica ancora di salvezza per i giovani che vorrebbero lavorare nel mondo della musica o del ballo.
Charlie Rapino, ex insegnante di Amici (Amici 9), ha rilasciato in queste ultime ore un’intervista a TgCom24, nella quale, tra le altre cose, ha parlato anche nel mondo dei talent.
Sulla partecipazione da Maria De Filippi “Le esperienze sono sempre meritevoli. Bisognerebbe chiedere al talent show come è stata la sua esperienza con me. Io dopo sono tornato al mio lavoro. Era il momento in cui Maria ha deciso che voleva qualcosa di diverso e io ero la persona giusta.”
“In realtà sembra che la discografia abbia consegnato a Maria De Filippi tutto quanto – ha aggiunto – Quando una persona vince tre Sanremo su quattro, e quando non vince arriva seconda, bisogna farsi delle domande. Sanremo è la vetrina principale della musica italiana e se una persona fa man bassa in questo modo è evidente che ha del fiuto.”
Dopo la parentesi di Amici è tornato a lavorare in Inghilterra dove sta producendo il nuovo lavoro di Ronan Keating. Ecco quali sono le differenze, dal suo punto di vista, tra il mondo inglese e quello italiano “La musica è diventata varietà, penso che abbia finito la sua funzione a livello di linguaggio. Abbiamo avuto alcuni decenni caratterizzati da vere star che avevano qualcosa da dire e lo esprimevano attraverso il prodotto. C’era molto attenzione. Le manifestazioni canore del talent show sono in realtà la solita vetrina di ginnastiche vocali. Il nostro paese è imprigionato in quel dannato episodio che è il melodramma, che ci ha lasciato la nefasta tradizione del bel canto. E ne stiamo risentendo ancora oggi. ”
“L’Italia è un Paese dove tutto funziona a nepotismo e raccomandazione, con gli effetti che stiamo ora pagando. Mentre all’estero esiste la meritocrazia. Se non fosse stato per Maria che mi ha offerto quella platea io in Italia sarei ancora preso a pernacchie, perché sono una persona che si è fatta da sola e che è andata via dall’Italia molto presto. Poi da noi si parla molto, in Inghilterra si punta più alla sostanza, si va alla radice del problema. In Italia il formalismo sorpassa ogni cosa: i programmi televisivi durano più di tre ore, mentre l’X Factor inglese dura un’ora e mezza.”

 

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