E’ arrivata poco dopo la mezzanotte la sentenza di secondo grado che conferma la condanna all’ergastolo nei confronti di Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio. Dopo una camera di Consiglio durata più di 15 i giudici di secondo grado, già condannato in primo anno lo scorso, hanno confermato la condanna all’ergastolo.

Le dichiarazioni di Bossetti e la prova scientifica

I giudici di Brescia non hanno tenuto conto delle dichiarazioni spontanee fatte da Bossetti durante il suo ultimo appello. L’uomo, infatti, ha definito la sua condanna come “il più grave errore giudiziario di questo secolo”. Rilevante ai fini delle conclusione del secondo grado di giudizio è stata nuovamente la traccia di DNA ritrovata sui leggins e sugli slip di Yara. La difesa del muratore di Mapello aveva chiesto la ripetizione del test sulle tracce, ma la richiesta non è mai stata accettata.

I giudici non hanno accettato nemmeno la richiesta di acquisizione agli atti delle immagini satellitari forniti sempre dalla difesa dell’uomo dalle quali risulterebbe che il 24 gennaio 2011 il corpo della piccola Yara non era presente nel campo di Chignolo d’Isola. I giudici della Corte d’Appello hanno confermato l’assoluzione per quanto riguardava il reato di calunnia.

Nel corso delle dichiarazioni spontanee Bossetti si è scusato per il comportamento tenuto nel corso delle prime udienze quando non aveva accettato le dichiarazioni del procuratore generale: “pensate però come può sentirsi una persona attaccata con ipotesi fantasiose e irreali”.

“Giustizia è fatta”: le parole della parte civile

Contrariamente a quanto detto dagli avvocati di Bossetti commentano positivamente la sentenza gli avvocati di parte civile e in particolare Enrico Pellillo che ha subito avvisato la famiglia Gambirasio.

Ora per Massimo Bossetti, in carcere dal giugno 2014, c’è solo il terzo grado di giudizio con i soli giudici di legittimità della Corte di Cassazione che potrebbero ribaltare l’esito del giudizio.

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