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Birra dopo attività fisica: sì o no?

“La birra nella supplementazione post-gara degli sportivi amatoriali e d’élite”: è lo slogan riportato sulla brochure dell’incontro organizzato dal Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura, cioè l’organismo tecnico scientifico del ministero dell’Agricoltura. Partendo da alcuni studi, il convegno mira a promuovere il consumo di birra dopo l’attività fisica, sdoganando quindi il binomio sport-bevanda alcolica.

Gli organizzatori sembrano tutti a favore di questo accostamento, posizione che ha provocato non poche polemiche.

“Non ha senso. In qualsiasi tipo di bevanda alcolica c’è l’etanolo, che non disseta. Anzi, disidrata” , attacca Gianni Testino, vicepresidente della Società italiana di alcologia, che si schiera contro il recente studio eseguito presso l’Università di Granada in Spagna che ha messo in evidenza i benefici effetti dell’assunzione della birra nel post-gara, per via delle materie prime del prodotto, in particolar modo cereali e luppolo.

“L’evidenza scientifica non si fonda su tre lavori, bensì su anni e anni di valutazioni – continua Testino -. L’Oms del resto ha detto che etanolo è cancerogeno.”

Poi c’è il fattore giovani: in Italia il 25% della popolazione sotto i 25 anni è a rischio di malattie da alcol, percentuale che supera il 40% in alcune regioni.

“Abbiamo una legge in Italia che dice che il modo di parlare delle bevande alcoliche non deve essere associato a fenomeni positivi, come il successo o lo sport – conclude -. Il rapporto etanolo-sport è un binomio senza significato concettuale.”

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