Dopo il venerdì di caos a Roma a causa della chiusura dei fori per un’assemblea sindacale, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto d’urgenza in materia di beni culturali. L’assemblea sindacale, regolarmente autorizzata, ha fatto slittare l’apertura dei siti alle 11 scatenando la polemica tra i visitatori e i turisti. Nuova figuraccia a livello mondiale per l’Italia in materia di beni culturali dopo che il 24 luglio, per motivi simili, erano rimasti chiusi gli scavi di Pompei. Il premier Renzi ha quindi annunciato nel tardo pomeriggio di ieri un decreto legge per “non lasciare la cultura ostaggio dei sindacalisti contro l’Italia” per far rientrare i musei e i beni culturali tra i servizi pubblici essenziali. Con l’approvazione del “dl Colosseo” il governo ha stabilito che i musei e i beni culturali in generale saranno regolati alla stregua di ospedali, treni, aerei e scuole. In questo modo la visita di uno scavo, di un museo o di un sito archeologico sarà riconosciuta come un diritto pieno dei cittadini. Il ministro dei beni culturali Dario Franceschini è intervenuto precisando che la nuova misura non lede i diritti dei lavoratori riconoscendo la possibilità di fare assemblee, ma sempre in modo da garantire l’apertura del luogo ed evitare nuovi disagi. Al provvedimento è seguita anche la risposta della leader di CGIL Susanna Camusso, intervenuta a difesa delle assemblea come strumento di democrazia. Il lavoratori dal canto loro hanno rivendicato gli straordinari mai ricevuti da novembre fino ad oggi e la necessità di più personale.

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