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Bambini usati per confezionare e spacciare la droga, estorsioni, detenzione e porto illegale di armi, associazione a delinquere di tipo mafioso. Sono questi alcuni dei reati emersi nel corso di un’indagine a Napoli che ha portato all’arresto di oltre 40 persone, comprese alcune donne, presunte affiliate al clan Elia, particolarmente attivo nella zona centrale del capoluogo partenopeo e in particolare tra il cosiddetto “pallonetto di Santa Lucia”, piazza del Plebiscito e via Partenope. Queste attività illecite portava al clan camorristico Elia almeno cinque mila euro al giorno. Alle donne era attribuito il compito di gestire le piazze dello spaccio.

I bambini coinvolti sono tutti di età inferiore ai 14 anni e per questo non sono imputabili e da quel che è emerso dalle indagini cono tutti appartenenti alle famiglie dei pusher. Le loro mansioni? Confezionare dosi di droga (cocaina, hashish e mrijuana) e in alcuni casi consegnarla anche a domicilio. Il coinvolgimento dei bambini in questo ambito è dovuto principalmente proprio alla loro non imputabilità. Il clan con a capo i fratelli Ciro e Antonio Elia aveva allargato il giro anche a numerosi tassisti che acquistavano massicce dosi di droga sia per uso personale sia per rivenderla ai clienti.

Le indagini condotte scrupolosamente dal pool anticamorra della Procura di Napoli hanno fatto emergere che l’organizzazione imponeva il pagamento del “pizzo” non a un solo ristoratore ma anche ad altri gestori che si trovano nella zona in cui la cosca controllava gli affari illeciti. Il ristoratore era anche costretto ad effettuare reali ai boss e a farli mangiare senza pagare.

I militari per queste importanti indagini si sono serviti anche di una microcamera installata nella zona del Pallonetto di Santa Lucia. Questa microcamera ha immortalato anche una “stesa”, ovvero una sparatoria all’impazzata e nel video si vedono sei giovani, a bordo di tre scooter, mentre sparano alcuni colpi per strada al solo scopo intimidatorio.

 

 

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