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Autismo: sintomi, cause e cura

L’autismo è una malattia piuttosto complessa, il quadro clinico può essere diverso da caso a caso, come differente può essere anche la gravità della patologia. Nonostante le numerose ricerche, molti aspetti di questo disturbo rimangono ancora avvolti nell’oscurità: è possibile che esistano diversi tipi di autismo e quindi differenti cause.

Di difficile individuazione è anche la sua incidenza: alcuni studi parlano di 20 casi ogni 10.000 bambini, altri fanno invece riferimento a 125 casi ogni 10.000. Al di là dell’oscillazione dei dati, gli esperti sono concordi nel considerare l’autismo come il principale disturbo dello sviluppo infantile.

Negli ultimi dieci anni, in Italia, si è registrato un consistente aumento di bambini affetti da tale malattia, tanto che si è addirittura parlato di “epidemia”, ma non ci sono prove scientifiche a sostegno di questa ipotesi. È invece più probabile che si sia sviluppata una maggiore conoscenza del disturbo e quindi anche più possibilità di diagnosticarlo.

Sintomi

La diagnosi precoce riveste un ruolo fondamentale nel trattamento dell’autismo, per questo è importante che il genitore sia in grado di individuare subito alcuni cambiamenti sospetti nel bambino. I sintomi possono essere molteplici ma non sempre sono riconducibili a questa malattia, per questo non ci si deve accontentare di una diagnosi fai da te ma è necessario chiedere l’opinione di uno specialista.

Questi i possibili campanelli d’allarme: il bambino non risponde al suo nome; ha difficoltà nel linguaggio; a volte sembra avere problemi di udito; non indica e non saluta con la mano; sembra in un mondo tutto suo; tende a isolarsi e a non giocare con gli altri; ha crisi di collera e aggressività; non pronuncia più le parole che prima diceva.

I primi segni dell’autismo possono manifestarsi già a 6-8 mesi, ma solitamente, prima di avanzare un’ipotesi, si aspetta che il bambino cresca. A questa età è comunque possibile assistere a comportamenti insoliti come non tendere le manine per farsi prendere in braccio, scarsa reazione ai suoni, mancanza di cambiamenti d’umore quando la mamma compare, irritabilità, pianto frequente e di difficile interpretazione.

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Segnali sospetti tra  12 e i 24 mesi: indifferenza verso la madre, non piange se si allontana, non gioisce quando ritorna e non la coinvolge nei suoi giochi; nessun grosso sorriso o manifestazioni di allegria; nessuna vocalizzazione e nessuna parola; mancanza di comprensione dei divieti e di semplici ordini; nessuna reazione alle lodi.

Dopo i due anni i sintomi si fanno inequivocabili: il bambino non interagisce più con le persone e col mondo che lo circonda, non mostra alcun tipo di reazione ed emozione; non sopporta il contatto fisico; preferisce stare da solo che in compagnia di altri bambini; ha problemi di comprensione e difficoltà nel linguaggio, potrebbe non parlare affatto o pronunciare sempre le stesse (poche) frasi o parole.

Cause

Nonostante i numerosi studi effettuati, non sono ancora chiare le cause che determinano la comparsa di questa malattia. Negli ultimi anni si è però fatta strada l’ipotesi di un coinvolgimento della genetica: sembrerebbe  che il disturbo si sviluppi in conseguenza di un’alterazione a livello cerebrale influenzata dalla genetica. Per questo motivo l’autismo viene indicato come la patologia psichica con il più alto coinvolgimento genetico. Purtroppo, però, non risulta ancora possibile una diagnosi genetica.

Un recente studio condotto in Svezia ha chiamato in causa sia la genetica che i fattori ambientali. Mentre precedenti indagini hanno attestato il peso dell’ereditarietà all’80-90%, secondo i ricercatori svedesi esso si fermerebbe al 50%. La ricerca, che ha riguardato due milioni di pazienti seguiti dal 1982 al 2006, rappresenta l’analisi più ampia mai condotta prima per individuare le cause dell’autismo. “Siamo molto colpiti dai risultati dello studio, non immaginavamo che i fattori ambientali avessero un peso di questo tipo”, ha spiegato uno degli scienziati.

Cura

Ad oggi non esiste una cura in grado di sconfiggere l’autismo, ma è possibile intervenire con alcuni trattamenti in grado di aiutare il bambino a raggiungere un certo livello di autonomia. Si tratta di interventi riabilitativi con maggiore possibilità di successo se effettuati precocemente. Tali trattamenti prevedono il coinvolgimento dei genitori.

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