Il Mediterraneo continua ad essere zona centrale di sbarchi: sono già 93.284 quelli verificatisi nell’arco di quest’anno, contro il 79.877 dell’anno scorso. Non c’è tregua sulla rotta che porta in Italia i migranti e l’Europa è in allarme. E dall’Austria, infatti, arriva un nuovo ultimatum e il ministro dell’Interno austriaco, intervistato dal tabloid tedesco Bild, interviene a gamba tesa: “se il numero dei migranti illegali verso l’Austria aumenta ancora chiudiamo il confine al Brennero. Nel giro di 24 ore possiamo chiudere il confine e realizzare controlli severi con i nostri soldati”. E’ questa la soluzione proposta dall’Austria nel caso in cui l’Italia conceda visti temporanei validi per l’Unione Europea ai migranti. Lo stesso Alfano nei giorni scorsi aveva escluso tale possibilità e Van der Bellen, presidente della Repubblica d’Austria, ha riconosciuto la difficoltà della situazione: “facile dire di chiudere la rotta del Mediterraneo, ma come si fa a farlo?”

La posizione dell’Austria e la replica dell’Italia

La posizione dell’Austria è netta: “la cooperazione fra sedicenti soccorritori e la mafia dei trafficanti deve finire”, mentre l’Italia, tramite il vice ministro Esteri Mario Giro replica dichiarando di non avere intenzione di compiere mosse unilaterali, ma Vienna deve assolutamente abbassare i toni e non intervenire sulla questione, incrinando i rapporti tra gli Stati, solo per alimentare “polemiche pre-elettorali“, dato che in Austria si vota il 15 ottobre.

Boldrini: “non servono le minacce”

Sulla questione è intervenuta anche la presidente della Camera Laura Boldrini sottolineando che la politica non si porta avanti con le minacce e non è questo il modo per risolvere il problema, con i militari o le chiusure. Secondo la presidente della Camera, infatti, queste misure servono solo ad alimentare la paura e ad aumentare i conflitti sociali: “la soluzione non sono le chiusure, i carri armati, l’interdizione ai porti o lo sbarramento nelle acque libiche, il che è inutile e contrario al diritto internazionale. Bisogna lavorare al sistema delle relocation”.

 

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