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Ad ognuno capita di dover fare i conti con delle situazioni difficili e stressanti, e ognuno reagisce a modo suo.

A molte persone capita di dover affrontare, oltre le difficoltà che la vita ci pone davanti, degli eventi che vengono comunemente definiti attacchi di panico. Solitamente non si presentano tutti allo stesso modo, ma hanno degli elementi in comune, ovvero l’incapacità di pensare lucidamente, un aumento dei battiti cardiaci e una maggiore sudorazione. Delle volte può capitare di sentirsi mancare la terra sotto i piedi, oppure un’improvvisa paura del futuro o dell’ignoto.

Superare gli attacchi di panico è una strada che in molti intraprendono, che non tutti percorrono fino alla fine, e che alcuni riescono a percorrere solo chiedendo un aiuto esterno.

Badate bene, chiedere aiuto in situazioni del genere non significa affatto essere deboli, tutt’altro, significa mostrare una grande forza, poiché mostrate di voler arrivare al traguardo che vi siete posti con tutti i mezzi che avete a disposizione, significa avere la forza di affrontare le proprie paure fino in fondo.

Attacchi di panico rimedi

Con “chiedere aiuto” intendiamo farsi aiutare da una figura professionale come uno psicologo, che saprà orientarvi sulla giusta strada da percorrere.

Probabilmente la strada che molti psicologi vi faranno percorrere è quella del rilassamento, ovvero una tecnica mirata ad una corretta respirazione e che vi insegnerà a rilassarvi e a concentrarvi su voi stessi prima che arrivino quegli attimi di panico totale.

Purtroppo, come molte cose, non c’è una soluzione per tutti gli attacchi di panico in generale.

Certo, possiamo consigliarvi, prima di perdere il controllo, quando i battiti del vostro cuore accelerano, di pensare ad un posto che vi dia una sensazione di felicità, di tranquillità, un posto che conoscete, che avete visto anche solo una volta, ma che vi trasmette quiete e benessere.

Per contrastare questi attacchi però la cosa migliore da fare è cercare di scoprirne la causa, solo così potrete definitivamente sconfiggerli.

C’è una metafora che è perfetta per questa situazione.

Nel film “Il signore degli anelli”, l’anello del potere era stato forgiato da Sauron, l’oscuro signore, a Mordor, nel monte Fato, e solo lì poteva essere distrutto, in altri posti si sarebbe potuto solamente occultare, nascondere, ma mai distruggere!

Così il portatore dell’anello si dovette fare forza e tra mille pericoli dovette arrivare a Mordor per distruggere l’unico anello.

Pensate all’anello come ad un trauma, un qualcosa che non vi fa stare mai tranquilli, che non vi fa dormire la notte. Per essere distrutto l’anello deve tornare nel baratro infuocato da cui è venuto così come voi avete bisogno di tornare a quando il vostro trauma è stato generato. Solo allora, comprendendo ciò che vi serve nel percorso per tornare al monte Fato, potrete disfarvi del vostro anello personale.

Sperando che la metafora sia stata abbastanza chiara, vi lasciamo dicendovi ancora una volta che la vera debolezza sta nel non chiedere aiuto.

Caterina Perilli

Attacchi di panico nuova scoperta

Gli attacchi di panico sono un disturbo psicologico molto diffuso e così invalidante da condizionare totalmente la vita di ne soffre. La scoperta di un nuovo centro della paura nel cervello, potrebbe però aiutare a comprenderli meglio.

Un gruppo di scienziati americani dell’Università dell’Iowa, hanno rilevato all’interno del cervello un nuovo centro della paura, differente da quello già conosciuto presente nell’amigdala, l’area cerebrale a forma di mandorla in grado di registrare le paure legate ai pericoli esterni.  I ricercatori hanno scoperto che la corteccia insulare percepisce i segnali di un pericolo interno. Questo scatenerebbe nelle persone gli attacchi di panico.

La nuova scoperta a cui fa capo il prof. John Wemmie e pubblicata sulla rivista di settore Nature Neuroscience si è basata su alcuni test specifici condotti su tre donne che avevano riportato danni  all’amigdala. Tra di loro anche S.M., quarantenne chiamata “la donna senza paura” perché, a causa della malattia di Urbach-Wiethe, che le ha lesionato l’area in questione, non prova più questo sentimento fin dall’ adolescenza.  Le volontarie si sono sottoposte all’inalazione di aria ricca di Co2, presentando tutte e tre una sensazione di panico associata alla paura di perdere la vita.

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