Si discute da anni sul concetto di assistenza sessuale per persone disabili, un tema che i cattolici non vogliono affrontare ma che rimanere, almeno per alcuni, un problema a tutti gli effetti. Perchè , dunque, sarebbe opportuno che lo Stato fornisca questo tipo di servizio?

Partiamo col dire che , nell’attività di assistenza sessuale ed affettiva, l’area genitale (previo reciproco consenso e disponibilità tra la persona con disabilità e la persona che pratica l’attività) può essere soggetto/oggetto di attenzione e manipolazione, al fine di attenuare e rimuovere tensioni e pulsioni accumulate e causate da inibizioni e impedimenti di ordine funzionale, sociale e culturale e da situazione di assenza di privacy e intimità personale.

Si tratterebbe dunque di uno”scarico emotivo” che, secondo i medici, farebbe bene a chi ne beneficia. La Masturbazione senza coinvolgimento emotivo avrebbe un effetto benefico sulla salute fisica dell’assistito.

Corsi per assistenti sessuali

Non sono ancora riconosciuti sotto forma di validità statale i corsi per assistenti sessuali, ma l’Istituto Italiano di Sessuologia ,tenuto tra gli altri da Fabrizio Quattrini, esite ed è frequentato da un paio d’anni.Quattrini è probabilmente il sessuologo più famoso del paese e gli stessi corsi sono aperti a uomini e donne, persone che fanno una scelta consapevole e libera, cosa che non possiamo dire di tutte le persone che si prostituiscono.

Per quanto il tema per sua natura sia moralmente discutibile, specie di in paese dove si fatica a parlare di sessualità apertamente, la domanda da porsi è solo quella se per sé è giusto o meno un servizio del genere. Equiparare, come fa il mondo cattolico, l’assistenza sessuale alla prostituzione potrebbe significare aver affrontato in maniera molto approssimativa il tema, quindi aver viziato pure il giudizio in sé.

Assistenza sessuale : il no dei cattolici

I cattolici sono chiari sulla questione: un no secco. Secondo la dottrina sarebbe una vera e propria masturbastione e si creerebbe una sorta di prostituzione legalizzata che non porterebbe alcun beneficio, anzi.


Il semplice atto sessuale potrebbe essere sfogo per la pulsione in sé senza considerare quelle che sarebbero le conseguenze imprevedibili su persone dalla psiche molto fragile.

Si può , dunque, garantire un diritto alla sessualità senza amore o affetto o questo causerebbe un effetto di frustrazione con il tempo da parte del beneficiario?

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