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Con il termine arteriosclerosi si fa riferimento a tutte quelle forme di indurimento, perdita di elasticità ed inspessimento della parete arteriosa. Esse sono principalmente tre e si chiamano: arteriosclerosi, arteriolosclerosi e sclerosi calcifica di Mönckeberg.

Scopriamole nel dettaglio!

Cosa è l’arteriosclerosi

Essa rappresenta la forma di arteriosclerosi più diffusa e allo stesso tempo più importante, in quanto rappresenta una delle cause principali di morte nelle zone occidentali. Essa si presenta attraverso la formazione di placche di materiale lipidico, proteico e fibroso (detti scientificamente ateromi) nelle arterie. Ma quali nello specifico?

Le arterie interessate sono solitamente le coronarie, le carotidi, le femorali ma anche l’aorta e l’arteria polmonare. Tuttavia, si può affermare che l’aterosclerosi è il risultato di una serie di fattori che caratterizzano i Paesi più industrializzati. Lo stile di vita, in questo contesto gioca un ruolo fondamentale.

Non a caso, tale patologia risulta essere di grande importanza, anche perché l’aterosclerosi può generare a sua volta altri problemi come ad esempio infarto, ictus e angina pectoris. Sottovalutarla quindi è sbagliatissimo: non si parla di un semplice deposito di grasso sulle pareti delle arterie ma una vera e propria infiammazione di quest’ultime, che portano ad un contatto diretto del sangue con il colesterolo.

Arteriosclerosi come si diagnostica

L’arteriolosclerosi è meno invasiva della precedente, in quanto coinvolge le arterie meno significative ma che comunque sono collegate al pancreas, al fegato, al rene e alla milza. Pur non causando la formazione di placche lipidiche, genera un inspessimento delle pareti e a sua volta un restringimento e la proliferazione anomala di alcune cellule. Così facendo, si verifica un’alterazione strutturale delle arteriole.

In realtà, anche nel caso dell’arteriolosclerosi, esistono diversi fattori che possono contribuire al suo insorgimento, tra cui il diabete mellito e l’ipertensione.

Sclerosi calcifica di Mönckeberg

Quest’ultima forma di arteriosclerosi ha a che fare con l’accumulo di calcio nelle arterie.

Fu scoperta nel 1903, grazie a Johann Georg Mönckeberg (da qui la denominazione), un patologo tedesco che individuò al microscopio delle placche calcificate sulle pareti delle arterie. Esistono ancora diversi misteri in merito ma è stato assodato che la possibilità di contrarla sia strettamente legata all’avanzare dell’età.

Ma non solo: la sclerosi calcifica di Mönckeberg si presenta anche nei pazienti già affetti da alcune malattie genetiche rare (ad esempio la sindrome di Keutel), infiammazioni croniche o altre problematiche, tra cui diabete mellito, malattie renali, ipervitaminosi D e lupus eritematoso sistemico.

Aterosclerosi come si forma

Come vi abbiamo accennato in precedenza, le cause dell’arteriosclerosi non sono soltanto legate ad altre patologie già presenti ma possono essere anche “volute”. Il nostro corpo reagisce ad una serie di stimoli e si evolve a seconda delle regole comportamentali che seguiamo nella vita di tutti i giorni.

Pertanto, bisogna tener conto che l’arteriosclerosi ha maggiori probabilità di insorgere nei soggetti che non svolgono regolare attività fisica (optando per la sedentarietà), mangiano in maniera scorretta, sono obesi o in sovrappeso, fumano o fanno abuso di alcol.

Inoltre, giocano un ruolo fondamentale lo stress psicologico, l’età avanzata e l’ereditarietà: dunque se in famiglia dovessero esistere diversi casi di arteriosclerosi, il soggetto diventa più predisposto.

Ovviamente, sono tutte ipotesi basate su delle statistiche.

Sintomi

Dopo aver presentato nel dettaglio le tre principali tipologie di arteriosclerosi e i fattori scatenanti, parliamo dei sintomi.

Inizialmente, tutti i pazienti affetti da tale patologia non presentano particolari sintomi. La scoperta, avviene in seguito ad una serie di esami clinici o nel momento in cui la malattia sia arrivata ad uno stadio avanzato (e quindi cronico), richiedendo dunque un’emergenza medica. Nei casi peggiori quindi, l’arteriosclerosi si rivela attraverso un infarto o un ictus.

Allo stesso tempo però, c’è chi sostiene di essersi accorto da tempo che ci fosse qualcosa che non andava. Questo perché in alcune persone si presentano alcuni campanelli d’allarme, come ad esempio:

  • Affanno permanente
  • Mancanza di respiro
  • Insonnia costante
  • Stanchezza sin dal mattino
  • Mancanza totale di energie
  • Aritmie (ossia alterazioni del battito cardiaco)
  • Perdita di appetito
  • Senso di gonfiore ed intorpidimento

Ma anche:

  • Difficoltà nell’esprimere dei concetti
  • Problemi alla vista
  • Frequenti vertigini
  • Mancanza di equilibrio
  • Difficoltà di comprensione
  • Paralisi in alcune zone del corpo
  • Stato perenne di confusione
  • Gravi infezioni
  • Episodi frequenti di cefalea

Diagnosi

Nel momento in cui i sintomi dovessero presentarci con una certa periodicità, sarà bene effettuare una serie di esami clinici, i quali saranno in grado di inquadrare nel dettaglio la vostra situazione. Tuttavia, le figure professionali più idonee a cui affidarsi sono: il cardiologo, il neurologo, il nefrologo e l’angiologo.

L’esame principale volto alla scoperta dell’arteriosclerosi consiste nell’ascolto delle arterie, attraverso un dispositivo chiamato stetoscopio. Per risultare positivi a tale patologia, il medico dovrà rilevare alcune anomalie legate al funzionamento, chiamate soffi.

Per ricevere un quadro completo, si consiglia anche di sottoporsi alle analisi del sangue, alla radiografia del torace, all’ecocardiografia, alle TAC e all’ECG (elettrocardiogramma). Quest’ultimo è adibito alla registrazione dei battiti cardiaci, analizzandone l’intensità e la ritmicità.

Cura

Una volta assodata la presenza di arteriosclerosi, si potrà procedere con le cure. Esse consistono in diverse terapie, basate sia sulla somministrazione di farmaci ma anche su cambiamenti radicali legati al proprio stile di vita.

Per quanto riguarda i farmaci, andranno assunti solo tramite prescrizione del medico. E non bisognerà affatto sgarrare o eccedere, in quanto potrebbero esserci serie conseguenze sull’organismo. Generalmente, i medicinali più utilizzati sono i fibrati, le satine e la niacina ed hanno proprietà molto simili a quelli consigliati nei soggetti affetti da cardiopatie.

Gli obiettivi principali sono:

  • Prevenzione di infiammazioni
  • Regolazione dei livelli di colesterolo
  • Abbassamento della pressione arteriosa
  • Abbassamento della glicemia
  • Riduzione di cause che potrebbero scatenare ictus
  • Prevenzione della formazione di placche
  • Bloccare il flusso ematico (anticoagulante)

La loro efficacia è garantita, specialmente se si offre un proprio contributo attraverso una terapia comportamentale, strettamente legata all’alimentazione. Di conseguenza, sarà necessario cambiare le proprie abitudini, prediligendo il consumo di OMEGA 3 che contrastano la possibile rottura delle placche.

Cibi consigliati: oli vegetali, frutta, verdura, carni bianche, uova, pesce e legumi.
Cibi sconsigliati: bevande zuccherate, alcol, eccessivo consumo di carni rosse, zucchero e sale.

Ricordatevi sempre, il miglior alleato contro l’arteriosclerosi è proprio l’alimentazione!

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