App Immuni polemiche su privacy e tamponi

Negli ultimi giorni si sta parlando molto della Fase 2 del Coronavirus.

In particolar modo, si fa riferimento a tutti quei strumenti di prevenzione, come ad esempio l’App Immuni.

Quest’ultima, sarà utile per poter individuare tutte le persone infette o che comunque sono state a contatto con gente positiva.

Pertanto, ci consentirà di circolare con sicurezza ed allo stesso tempo consapevolezza.

Ovviamente, non si tratta di un mezzo affidabile al 100%, poiché riuscire a perfezionare le tecniche di funzionamento non è semplice.

Proprio per tale motivo, sono nate numerose polemiche. Esse riguardano sia la questione privacy che la necessità di effettuare più tamponi.

Polemica sulla privacy

Per chi non lo sapesse, l’app Immuni sarà guidata da due elementi principali: il low energy bluetooth e il Gps.

Grazie al low energy bluetooth, si potranno rilevare gli individui presenti nei dintorni, ovviamente a titolo anonimo.

Quest’ultime, dovranno chiaramente aver scaricato l’app. Inoltre, tramite il Gps, si avrà modo di indentificare i vari spostamenti di ognuno, a livello di localizzazione.

Ma nonostante sia un’app anonima e sicura dal punto di vista della privacy, c’è chi non si fida.

A tal proposito, Luca Foresti ha spiegato che:

I dati potrebbero arrivare fino alle istituzioni centrali. Ad esempio, la task force per la ripartenza guidata da Vittorio Colao, l’Istituto superiore di sanità, il Ministero della salute o la Protezione civile. Insomma, soggetti possibili sono molti, ma non sta a noi sceglierli”.

Tuttavia, per dati si intendono i possibili casi di positività, non le informazioni personali.

Pertanto, si può stare sicuri. Infatti, Immuni non chiede il nome o il cognome, poiché possiede un meccanismo ben studiato e a favore della privacy di tutti i cittadini.

Polemica sui tamponi

Se da una parte l’app Immuni suscita polemiche per i dati personali, dall’altra ci si lamenta per i pochi tamponi.

Ovviamente, se questi ultimi dovessero scarseggiare, l’applicazione diventerebbe inutile.

A tal proposito, si è espresso Antonello Soro, il presidente dell’autorità garante sulla privacy. Egli ha affermato:

“Le valutazioni fatte dal presidente del Consiglio vanno nella direzione giusta, cioè di un utilizzo della tecnologia che fa parte di una strategia più complessa.

Tuttavia, non basterà tracciare i contatti senza un intervento efficiente del sistema sanitario e test diagnostici puntuali. Se non si fanno i tamponi immediatamente dopo aver individuato i potenziali infetti, è tutto inutile.

Inoltre, fondamento di questo sistema è la fiducia. Per raggiungere una percentuale molto alta di adesione i cittadini devono avere grande fiducia, non ci può essere improvvisazione da parte di regioni, province, comuni”.

App Immuni: perché installarla

Decidere di installare l’app Immuni è una scelta responsabile da parte di tutti i cittadini.

In questo modo, si avrà la possibilità di tenere la situazione sotto controllo e tutelare noi stessi ma anche chi ci sta intorno.

Ovviamente, si spera che ci sia la certezza di assoluta privacy. In caso contrario, la gente potrebbe decidere di disinstallarla o addirittura di lasciare il cellulare nella propria abitazione.

Tale concetto, è stato ribadito proprio da Soro, il quale ha detto così:

“La scelta condivisa di una tecnologia Bluetooth, che misura i contatti ravvicinati, va nella giusta direzione.

Pertanto, sarà bene che questo avvenga con l’invasività minore possibile rispetto alla vita privata dei cittadini.

Insomma, conta molto la fiducia, se questa app viene percepita come obbligo non gradita, a quel punto il cittadino lascia lo smartphone a casa e viene meno qualunque efficacia di questa strategia”.

Ma per toglierci ogni dubbio, non ci resta che scaricare l’app Immuni e vedere cosa ci viene richiesto.

Ricordiamoci che la Fase 2 si avvicina sempre di più. Di conseguenza, dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti possibili per prevenire nuovi contagi da Coronavirus.

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