L’Alzheimer è una malattia del cervello che provoca un lento declino delle capacità di memoria, del pensare e di ragionamento.  Solitamente si manifesta in età avanzata (dopo i 70 anni) ma esistono putroppo casi di Alzheimer precoce.

Uno dei principali campanelli d’allarme che indicano la presenza di questa malattia è la perdita di memoria, il non ricordarsi cose elementari magari che facciamo tutti i giorni.Le persone che soffrono di questo morbo possono perdere il senso delle date, delle stagioni e del passare del tempo ed avere difficoltà a capire qualcosa subito.

Alzheimer cura

Arriva dagli Stati Uniti una sensazionale notizia che potrebbe cambiare la vita dei tanti malati di Alzheimer. I ricercatori della Duke University hanno trovato la causa principale dell’Alzheimer.

I test condotti sulle cavie hanno scoperto che un tipo di cellule del sistema immunitario del cervello, le microglia, quando iniziano a consumare dosi enormi di arginina (un aminoacido), iniziano a dividersi e cambiare contemporaneamente all’apparire dell’Alzheimer.

Bloccando tale processo con la somministrazione di un noto “inibitore enzimatico”, la difluorometilornitina, diminuisce il consumo di arginina da parte delle microglia e si riduce sia il numero di queste cellule che delle cosiddette “placche amiloidi”. Sono proprio queste ultime (insieme al malfunzionamento delle proteine Tau) che, depositandosi tra i neuroni, ne alterano e rallentano il funzionamento, causando così la demenza tipica dell’Alzheimer.

Laser per curare l’Alzheimer

Uno dei nuovi mali della società civilizzata è l’Alzheimer, la  malattia caina, che ti strappa i ricordi e l’identità.

Forse è anche per questo che la ricerca impegna ingenti risorse economiche e intellettuali per trovare finalmente il bandolo della matassa.

Ora un gruppo di ricercatori polacco-svedese sembra aver scoperto come agire su quelli aggregati proteici che si rivelano tossici per il cervello umano.

Agendo su questi aggregati (in realtà solo su quelli identificati come malevoli) sarebbe possibile curare l’Alzheimer.

Con un laser multi-fotone capace di attaccare il beta-amiloide, disgregandolo.

E’ infatti questo aggregato che, accumulandosi nel cervello dei pazienti, causa la demenza dell’alzheimer.

Lo studio è in evoluzione, ma sembra incredibilmente promettente.

Ora non resta che capire quando sarebbe più efficace bombardare questi aggregati proteici.
Il momento della malattia potrebbe infatti avere una importanza cruciale sulla riuscita della terapia.
Fase precoce o malattia avanzata?

Diamo fiducia ai ricercatori e soprattutto tempo.

Lmtx contro l’Alzheimer

Si chiama Lmtx il  farmaco in grado di rallentare il morbo di Alzheimer. Ci sono voluti ben 30 anni ma i risultati ottenuti sembrano ripagare il lavoro degli studiosi. Il trattamento, che ha visto il coinvolgimento di 891 persone con sintomi lievi o moderati della malattia, si è dimostrato efficace: l’Alzheimer ha subito un rallentamento dell’80%.

Nello specifico, i pazienti sono stati divisi in tre gruppi: alcuni hanno ricevuto Lmtx da solo, altri lo hanno assunto in combinazione con altri trattamenti e il resto ha ricevuto un placebo.

Dopo 15 mesi di trattamento, i soggetti sottoposti alla terapia a base di Lmtx hanno registrato un deterioramento significativamente più lento rispetto a coloro che stavano assumendo un placebo. Nel complesso, il farmaco ha rallentato la progressione di circa l’80%.

Risultato diverso, invece, nei pazienti che hanno assunto Lmtx insieme ad altri farmaci per l’Alzheimer. La ragione potrebbe essere ricondotta al fatto che, essendo medicinali che aiutano ad eliminare il materiale tossico dal cervello, potrebbero avere l’effetto di spazzare via anche Lmtx.

Le immagini della risonanza magnetica hanno confermato che l’atrofia cerebrale ha avuto un rallentamento pari al 33-38% nei pazienti trattati con Lmtx, rispetto alle persone sotto placebo.

“In una studio di queste dimensioni, è incoraggiante vedere miglioramenti di tale portata nei test, ed è rassicurante vedere le prove a supporto che arrivano dalle scansioni cerebrali – sottolinea Serge Gauthier della McGill University di Montreal (Canada) -. In un settore che è stato afflitto da tanti fallimenti di nuovi farmaci arrivati negli studi in fase avanzata, Lmtx è una promessa.”

Mentre i precedenti trattamenti si concentravano sulla proteina beta-amiloide, fino ad ora considerata la causa principale dei sintomi della malattia e della degenerazione cerebrale, il nuovo farmaco mira a un’altra proteina, la Tau. Alla luce degli ultimi risultati ottenuti, sembrerebbe che i veri responsabili siano i grovigli di Tau, che si accumulano e si diffondono nel cervello delle persone con Alzheimer compromettendo le funzioni cerebrali.

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