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Ha fatto scalpore l’aggressione di settimana scorsa in Centrale. Vittime due militari e un agente di polizia, feriti da un giovane fermato per il controllo dei documenti.

Hosni, figlio di padre tunisino e madre italiana, si trova per ora presso il centro psichiatrico del carcere di San Vittore.

Ho rubato quei due coltelli perché in stazione c’erano persone che volevano farmi del male

Durante l’interrogatorio, il giovane arrestato per l’aggressione in Stazione Centrale a Milano giovedì scorso ha parlato in italiano. Ha affermato di aver rubato i due coltelli usati per ferire e tentare di ferire i membri della pattuglia mista che lo stava seguendo a scopo di difesa.

Sempre durante l’interrogatorio e alla presenza del suo legale, il ventenne ha detto di ricordare poco i dettagli di quella sera. Per ora da parte del suo avvocato c’è la conferma, come riportato da diversi media, della richiesta di una perizia psichiatrica.

L’obiettivo è quello di decidere tra la convalida dell’arresto e la misura di custodia cautelare.

Parlando sempre della sera dell’aggressione, Hosni ha dichiarato di non ricordare nulla, di essersi svegliato con il sangue sulle mani e di aver assunto cocaina quel giorno.

Nell’interrogatorio di ieri mattina non si è parlato dell’altra indagine che lo riguarda, ossia quella per terrorismo internazionale condotta dai pm Nobili e Gobbis.

L’avvocato del giovane italo-tunisino ha dichiarato ai giornalisti che il tema non è stato toccato in quanto non riguarda il provvedimento in discussione.

Al suo avvocato difensore, Hosni nei giorni scorsi ha dichiarato di essere di regione islamica ma non praticante. Nell’interrogatorio di ieri mattina si è parlato quindi dell’accusa di tentato omicidio, contestata dal pm Maura Ripamonti, legata a un fatto che ha provocato molto scalpore settimana scorsa vivacizzando anche la discussione politica sul tema dell’accoglienza.

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