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Si chiama ablutofobia ed è la paura di lavarsi, ma anche solo di bagnarsi oppure entrare in contatto con prodotti per l’igiene personale. Un disagio di natura psicologica che colpisce soprattutto le donne e i bambini, una malattia rara ma non per questo meno grave.

Ablutofobia sintomi e manifestazioni

L’ablutofobia infatti provoca un’ansia incontrollabile nelle persone che ne soffrono e come nel caso di altre paure più note o comuni, anche questa se non riconosciuta in tempo e trattata con una efficace terapia medica può peggiorare con il tempo provocando disagi ancora maggiori sia alla mente che al fisico.
Provati infatti ad immaginare cosa può significare, soprattutto per una persona adulta, avere il terrore di lavarsi e di utilizzare un comune sapone. La mancata igiene personale, oltre a problemi di relazione con gli altri, provoca in primis infezioni, malattie della pelle, disturbi di vario tipo e preclude anche di fatto la vita lavorativa al di fuori delle mura di casa e quella relazionale.
In concreto l’ablutofobia rientra nella categoria delle fobie specifiche: è quindi una paura esagerate e immotivata do affrontare una normale situazione della vita quotidiana e si può manifestare in diversi modi, a cominciare dal rifiuto anche semplicemente di lavarsi le mani o la faccia, di fare una doccia, do entrare insomma in contatto con l’acqua.
Per chi ne soffre, ogni situazione che comporta occuparsi dell’igiene personale diventa una paura che si trasforma in ossessione. Quindi si fioca in difesa, con un istinto di sopravvivenza che porta al rifiuto totale di quella azione. E si manifesta sotto forma di tremore, pianto, battiti sempre più accelerati, brividi e sudori freddi, sensazione di nausea che può arrivate fino al vomito, un certo affanno. Ma anche aumento della tensione muscolare, senso di dolore al petto, forte mal di testa e vertigini. Tutti effetti collaterali che derivano dal disturbo centrale, l’ablutofobia.

Ablutofobia terapia e cura

Come succede per molte fobie, all’origine del disturbo c’è sovente un evento traumatico, vissuto in prima persona o comunque al quale si è assistito anche se non sempre chi ne soffre se lo ricorda perché può averlo rimosso dalla sua mente. Ad esempio i bambini che non amano fare il bagno o la doccia e fanno sempre storie quando si devono lavare, in età adulta possono essere maggiormente soggetti a diventare ablutofobici.
Il quadro clinico della fobia può variare da persona a persona anche a seconda dell’età nel quale l’ablutofobia si manifesta. In ogni caso se i sintomi sono un effettivo limite alla normale vita quotidiana e vanno avanti per alcuni mesi senza che si veda una via d’uscita, è assolutamente consigliabile rivolgersi ad uno specialista, uno psichiatra o uno psicologo per verificare se esiste realmente un problema e come affrontarlo.
La valutazione iniziale dell’ablutofobia è infatti fondamentale per capire anche quali possono essere state le cause scatenanti. A quel punto può partire anche il trattamento che di solito implica un percorso mirato a gestire gli stimoli ansiogeni e le manifestazioni che ne derivano.
Toccherà allo specialista scegliere tra i diversi tipi interventi (messi anche in combinazione) in base all’età del paziente, alla sua ricettività e alla gravità del quadro clinico. Normalmente il piano per il trattamento implica tecniche di terapia per arrivare all’origine del male, non necessariamente in combinazione con alcuni medicinali per contenere la fobia.
Fra i trattamenti più efficaci per l’ablutofobia c’é la psicoterapia cognitivo-comportamentale che mira a portare il paziente ad analizzare in maniera razionale la propria paura e lo aiuta ad uscire dall’impasse. Se l’acqua e il sapone non vengono più visti come nemici ma semplici parti della normale vita quotidiana sarà anche più facile reagire.
Accanto al trattamento psicologico, lo specialista potrà prescrivere una terapia farmacologica per controllare i sintomi ansiosi utilizzando benzodiazepine, beta-bloccanti,antidepressivi triciclici e inibitori, anche se si tratta soltanto di un accessorio e non della soluzione finale.

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