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Il fiuto dei cani è noto in tutto il mondo ed è diventato prezioso anche in occasioni particolari. Pensate ,ad esempio, in caso di terremoto, che grazie a questi animali le squadre di soccorso riescono a trovare persone sotto le macerie. Ma adesso dagli Usa arriva una ricerca rivoluzionaria: i cani infatti sarebbero in grado di fiutare con certezza (quasi matematica) anche i tumori . I cani, in conclusione, diventerebbero alleati preziosi per la diagnosi e le cure del cancro.

Ricerca scientifica sul fiuto dei cani

Lo studio è portato avanti dall’equipe scientifica della BioScentDx coordinata da Heather Junqueira e che sta presentando lo studio nell’assemblea annuale dell’American Society for Biochemistry and Molecular Biology in corso di svolgimento in Florida.
La ricerca in questo senso va avanti almeno da trent’anni: un cane nel 1989 aveva aiutato i medici a diagnosticare un melanoma che aveva colpito la sua padrona perché annusava in continuazione una lesione che la donna si era procurata su una coscia. Da allora sono stati molti gli esperimenti portati avanti per stabilire se ci fosse un reale collegamento tra il comportamento degli animali e la presenza del tumore.
Negli anni scorsi era già apparso evidente come effettivamente i cani sapessero distinguere quando venivano loro fatti annusare urine di pazienti effettivamente colpiti da tumori al polmone, al rene, alla prostata e al seno, da quelle invece di pazienti sani.
Adesso arriva questo ulteriore sviluppo che conferma e amplia il raggio d’azione. I cani infatti sarebbero in possesso di recettori per l’olfatto con una precisione superiore di almeno diecimila volte rispetto a quella dell’uomo e quindi sono effettivamente in grado di sentire certi odori. In particolare avrebbero una capacità di scoprire la presenza di tumori nei campioni di sangue con una precisione quasi assoluta.

L’esperimento è stato condotto sfruttando un particolare addestramento fatto con il clicker, un metodo di condizionamento positivo, nel quale sono stati coinvolti quattro beagle. Hanno imparato a distinguere tra il angue sano e quello invece di pazienti con cancro al polmone. Il risultato? Nel 96,7% dei casi tre cani hanno identificato correttamente i campioni patologici e nel 97,5% quelli normali.
Un risultato incoraggiante soprattutto nel campo della diagnosi in attesa che la ricerca faccia anche passi in avanti nelle cure tumorali, come ha sottolineato anche la dottoressa Junqueira: “Un test altamente sensibile per la rilevazione del cancro potrebbe potenzialmente salvare migliaia di vite e cambiare il modo in cui viene trattata la malattia”.

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