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Jeans , capo d’abbigliamento ever green

Jeans quando sono nati?

Pochi capi di abbigliamento sono diventati universali come pantaloni di questo genere erano già indossati nelXVIII secolo dai marinai delle navi mercantili genovesi (da cui il terminejeans) e venivano prodotti a partire da tessuti originari di Nimes (da cui il termine“denim”). Ma fu solo alla fine del XIX secolo che i jeans trovarono la loro moderna incarnazione, grazie soprattutto agli uominiattirati in California dal miraggio della corsa all’oro. Questi compravano i loro jeans, all’epoca pantaloni da lavoro, da un certo Levi Strauss, che ne brevettò infine il modello a cinque tasche divenuto poi un classico (anche se quello originario pre vedeva una sola tasca posteriore). Strauss pubblicizzava i suoi prodotti vantandone la resistenza : l’etichetta mostrava due cavalli che tiravano verso direzioni opposte tentando di squarciarli, e gli angoli delle tasche erano fissati da rivetti, un’idea che Strauss aveva mutuato da un sarto di nome Jacob Davis. La loro resistenza ha continuato a godere di grande considerazione e i jeans sono uno dei pochi capi per quali l’ invecchinmento è apprezzato, al punto da essere simulato. Le stesse ragioni pratiche li resero essenziali a cowboy e allevatori, agli operai dell’ industrializzazione americana del XX secolo e, piil tardi, a motociclisti e adepti del rock and roll.

Jeans indossati da Marlon Brando e James Dean

Erano l’incarnazione del mito americano stesso. La loro adozione da parte di eroi e antieroi, tra cui Marlon Brando e James Dean, diede loro quell’ immagine ribelle che, dagli anni’50 in poi, li ha resi il capo di abbigliamento base di tutti I giovani. I jeans sono stati indossati proprio da tu dagli hippy ai centauri fuorilegge deg Hell’s Angel. Fino agli anni’80 erano cons derati un capo troppo giovanile, destinat a essere prima o poi messo da parte percheinaccettabile in un qualsiasi contesto fomale, piil o meno esplicito. In quel decennio, però, gli stilisti, fra cui Calvin Klein se ne appropriarono. I pantaloni assunsero colori più scuri, linee piti nette ed eìegantie un marchio che suggeriva tutto ciò che in precedenza non li aveva mai caratterizzati : prezzo elevato, esclusività e formalità.

Di che tessuto sono fatti i jeans

Da allora, si sono susseguite evoluzioni costanti e spesso radicali. La robustezza rimane, ma viene declinata in un’infinità di tagli, stili, colori e trattamenti, come il lavaggio industriale a pomice (“stone washing”) e la sabbiatura. Indossare un paio di jeans è diventata un’abitudine sempre piit universale, senza limiti di età e restrizioni in termini di decoro.

Moda dei Jeans rovinati e strappati

Quando gli indumenti rovinati artificialmente, ossia deliberatamente logorati, sbiaditi, strappati e invecchiati, apparvero sul mercato all’inizio degli anni’80, l’ idea fu considerata ridicola. Indossare qualcosa di apparentemente vecchio e logoro contraddiceva l’ amore dell’ epoca per i capi vistosi e sfrontati, nonché la Esoso la stessa di un abbigliamento che doveva ostentare potere e ricchezza. Pare molto, visto il procedimento com. esso necessano a invecchiate i capi in modo convincente, Per un articolo che sembrava già vecchio ma senza il benelic, o di anni di onorato servizio, sembrava conttaddire il principio di perfezione alla base de concetto di lusso. Come ha affennato Renzo Fosso, fondatore dell’azienda italiana di abbigliamento casual Diesel e pioniere delle tecniche di logoramento all’inizio stata molto dura. La gente ci rimandava indietro i prodotti, pensando che fossero difettosi. Oggi tutti sanno perché un paio di jeans nasceva apparentemente già logoro, ma allora era considerata una pazzia”.

Stilisti che usano i jeans

Altri stilisti d’avanguardia, tra cui Comme des Gar¢ons, Dries van Noten, Martin Margiela Hussein Chalayan,avrebbero successivamente abbracciato an metodi di distruzione parziale dei loro abiti (sonerrandoli, sparandogli o usandoli per lanciare fuochi artificiali), anche se più per senso artistico che per creare un’illusione di invecchiamento. Per quanto diffuso anche tra i ceti più elevati, dove una leggera abrasione sul colletto della camicia levava dall’ imbarazzo di indossare abiti troppo nuovi . L’invecchiamento ha toccato il suo apice nella moda casual, sia tecnicamente l’uso di utensili eleurici, acidi washing fu una delle prime tecniche sviluppate, applicata in particolare ai tessuti grezzi difficilmente consumabili con un normale utilizzo. Ma fu applicato anche ad altri indumenti e tessuti per creare strappi, sfilacci, decolorazioni e macchie, dando vita nei decenni seguenti a un look di volta in volta attuale o superato, secondo l’andamento dell’ economia (i capi rovinati piacciono di più nei periodi di boom).

La richiesta di vestiti invecchiati anzitempo in parte rispecchiava un’esigenza di credibilità : l’ idea di un capo vissuto al punto che ogni suo buco o segno potesse raccontare una storia lo rendeva interessante. Vestiti simili sfidavano la moda patinata e impersonale, nello stesso spirito dell’estetica “fai da te”punk. Anche la tipica consistenza e le decorazioni minimali suscitavano interesse. Tuttavia, anche questo era un sintomo della cosiddetta moda rapida. Con i guardaroba pieni grazie ai prezzi sempre più convenienti dovuti alla globalizzazione e ai trend rapidissimi, l’opportunità di indossare davvero un indumento per un periodo di tempo sufficiente a logorarlo è diventata sempre più rara. Con l’ingresso a pieno titolo del vintage tra le categorie della moda all’ Inizio degli anni 2000, spesso l’imitazione del vecchio ha sostituito la ricerca dell’originale. Il raffinamento delle tecniche ha reso possibile effetti più graduali e meno vistosamente artefatti. 

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