CONDIVIDI
Moda Revival

REVIVAL stile anni 70

Si dice che la moda non inventi mal nulla di nuovo, che si nutra del passato, delle sue idee e dei suoi umori, rivisitandoli, aggiornandoli e, a volte, semplicemente copiandoli. Lo stile delle sottoculture gioca il proprio ruolo, lasciando un’impronta destinata a essere valutata e rivalutata nei decenni. E poi c’è il revival, quando un’importante sottocultura del passato torna a imporsi e viene adottata comestile di vita e non come una moda passeggera, per quanto in lina forma esteticamente più concentrata.

Il movimento dei teddy boy, nato nella cravattini e altissime creeper. Il revival,seconda metà degli anni’50, conobbe un come spesso accade, prende spunto da uno revival negli anni’70, così come accadde stile e lo estremizza, talvolta fino a arrivare tra fine’70 e inizio’80 ai mod anni’60. Ia parodia, anche se in buona fede, di rado chi aveva aderito a questi movimenti lo stesso si può dire della seconda onmenti agli esordi ne approvava la risco-data mod, ispirata dal film Quadrophenia perta.

Lo storico dei teddy boy, John van del 1979 : anche se stilisticamente meno Rheede Toas, definì “abominevole”il estrema del revival teddy boy, ridusse revival anni’70 a opera di band come gli comunque la portata e la creatività dello Showaddywaddy e i Mud, che indossavano stile originario a pura immagine, convestiti aderenti in lurex di colori pastello, il parka, i completi attillati, gli scooter personalizzati all‘estrerno e la coccarda della RAF, ridefinendo il significato delmovimento originario nell’immaginarioPopolare.

Cosa significa revivail

Senza dubbio il revival guardava indietro, al contrario dei modernisti delle origini, che guardavano unicamente al futuro. A volte, processi simili distruggonogli intenti originari : durante la seconda metà degli anni’60, gli skinhead erano l’espressione autentica del proletariato ingiese con il suo spirito di gruppo e l’amoreper Io ska e il calcio ; il revival, un decennio dopo, fu invece cooiato dall’estrema destra.Forse, ciò che distingue il ritorno diuno stile rispetto alle sue origini è più la perdita dell’ innocenza che non una perdita dei dettagli estetici. Lo stile di una sottocultura nasce da una spinta creativa, non imitativa, e spesso genera scandalo o sorpresa, o impone alla moda un cambiamento rivoluzionario assente nei revival. E’ la passione condivisa di fondo che crea l’originalità di uno stile, non certo l’ adozione di massa di uno sguardo al passato .

Rasta, moda anni ‘ 70

Poche sottoculture si distinguono in maniera tanto particolare per un’acconciatura. Ma i dreadlock sono centrali nel rastafarianesimo : come nella storia biblica di Sansone, si crede che la forza, più  spirituale che fisica, risieda nei capelli. Mentre la scelta di curarli in modo naturale esprime forse il rifiuto della vanità suggerita dai moderni cosmetici. I dreadlock si ricollegano alla schiavitin : in Jamaica i fedeli li adottarono a par tire anni’30, periodo di nascita del momento rasrafariano, per rappresentare simbolicamente le catene degli antenati. Questo look è stato molto imitalo a finire dagli anni’70, soprattutto grazie al successo planetario della stella del reggae  b Marley.

Rasta, moda anni 70 con i dread

 

In cosa credono i rasta

Nel decennio successivo, eadlock (talvolta posticci), sono stati adottati anche dai bianchi, in parte per moda, in parte come espressione radicale di un’etica di pace e amore, di armonia con la natura, in opposizione alla società industriale e commerciale, idee altrettanto centrali per il movimento rastafariano, rastafariani venerano l’imperatore etiope Hailé Selassié  (al potere dal 1930 al 1974), vedendo in lui un messia e ritenendo che la sua incoronazione rappresenti il primo passo profetizzato per la creazione di una “Sion” nera e la liberazione dell’Africa dal dominio della “Babilonia” bianca. Per gli stessi rasta, l’abbigliamento ha un significato assai profondo : Io stilediviene espressione di una fede comune. colori predominanti verde, rosso e oro,che figurano su magliette, sciarpe, spillee su1″tam”, il cappello di maglia, sono quelli della bandiera etiope ; ma anche ilnero compare spesso per simboleggiarel”Africa.

Si prediligono abiti larghi e como-di in Ebre naturali e le donne indossano tipici copricapi africani, un richiamo allaloro patria spirituale. Durante gli anni’70, furono adottate anche le divise militari, in segno di solidarietà con i rivoluzionaricubani impegnati a combattere in Angola.

Tali sottigliezze, tuttavia, non hannoprobabilmente mai sfiorato gli studentiche indossano le t-shirt con la foglia di marijuana nei colori etiopi, né gli stilistidurante i loro periodici ammiccamentiallo“stile reggae”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here