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“RISCRIVEREMO LA STORIA”.
L’ha detto il presidente della regione Veneto Zaia.
E in effetti è probabile che abbia ragione: questa passerà alla storia come “quella volta che Veneto e Lombardia spesero un fracco di milioni di euro per fare quello che l’Emilia Romagna ha ottenuto alzando il telefono”.
Ma vabbè, si sa, gli elettori leghisti, in generale, le cose non le capiscono troppo bene, e a Salvini serviva un “successo elettorale” per legittimarsi come leader della destra.
Non importa se questo “successo” non serve a nulla, l’importante è che quelli con l’elmetto con le corna da vichingo in testa e qualche grappìn di troppo in corpo, oggi, siano convinti di essere diventati improvvisamente autonomi, ricchi, importanti.
Zaia dice anche: “Vogliamo tenerci i 9 decimi delle nostre tasse”.
E io sarei pure d’accordo, a patto di farsi restituire i soldi spesi per il Mose, per salvare le banche venete e via dicendo.
No perché bisogna pure decidersi: non è che si può fare gli autonomisti quando bisogna dare e i centralisti quando è il turno di prendere, eh.
In Lombardia, invece, il referendum è rimasto sotto il 40%.
A Milano, la Lega ha più o meno le stesse percentuali del partito di Adinolfi, scimmia urlatrice più, scimmia urlatrice meno.
Recupera in provincia.
E questo porta ad un’altra considerazione: i movimenti xenofobi e populisti non attecchiscono solo laddove sono più urgenti le necessità economiche (la Lombardia è abbastanza ricca ovunque, anche in provincia), ma nei posti dove la scolarizzazione è minore.
Cioè: i movimenti populisti italiani, come Trump negli USA, vincono in provincia, nei paesini, non nei grandi centri, e soprattutto tra chi ha studiato meno.
Leggendo i vari commenti leghisti qua e là, infatti, la cosa che balza immediatamente all’occhio è che quasi nessuno sembra aver capito per COSA ha votato, ieri.
Moltissimi sono arciconvinti di aver proclamato l’indipendenza della loro regione da ROMALADRONA.
E fanno anche un po’ di tenerezza, poveri, giuro.
Ti verrebbe da dargli una pacca sulla spalla (pat pat) e dirgli: “Ma sì, amicoserenissimo, da domani torna il Doge e riallaccerete subito i rapporti con la Cina, che da Marco Polo in poi in effetti si sono un po’ deteriorati”.
Ma vabbè.
Oggi Matthew esulta per un voto che non serviva assolutamente a niente.
Ed esulta pure se, nella “sua” Milano, sono andati a votare solo la signora Brambilla e il signor Fumagalli della bocciofila.
Vedo questo trionfo di disagio e sento un forte crampo allo stomaco.
Così stiamo.

Post di Emiliano Rubbi

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