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I disturbi del sonno rem possono precedere di oltre dieci anni gli altri sintomi del Parkinson: è quanto emerso da un recente studio effettuato presso l’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì e pubblicato su Review Neuroscience.

L’80% dei pazienti che presentano quello che viene chiamato Rbd (rem sleep behavior disorder, disturbo del sonno), infatti, svilupperanno la malattia di Parkinson. Per questo motivo tale segnale deve essere preso in grande considerazione nella diagnosi di questa patologia.

Ma anche altri sintomi possono essere individuati come predettori della malattia, come le alterazioni olfattive: per il 46% dei pazienti con problemi di olfatto, infatti, il rischio di manifestazione del Parkinson sarebbe maggiore. Stesso discorso per coloro che presentano per più due anni sintomi come stipsi, depressione, disturbi somatici funzionali, dolori diffusi, ipotensione quando si è in piedi e deficit delle funzioni esecutive.

“Chi presenta questi sintomi non è detto che poi sviluppi necessariamente la patologia –spiega Alfredo Berardelli, Presidente della Lega Italiana per la Lotta contro la Malattia di Parkinson – però bisogna star attenti a certi campanelli d’allarme che in passato erano sottovalutati, in particolare per gli over 55. Disturbi del sonno, difficoltà a dormire, risvegli precoci, ma anche problemi gastrointestinali o motori sono spie importanti. Non vanno ignorati i lievi tremori agli arti superiori, un rallentamento nell’esecuzione dei movimenti, come scrivere più lentamente del solito o con una grafia più piccola.”

In caso di comparsa di tali sintomi, si consiglia di recarsi il prima possibile dal neurologo.

In occasione della Giornata Nazionale Parkinson, in programma il 29 novembre, partirà un nuovo progetto nel Lazio e in Lombardia: l’obbiettivo è quello di consentire ai pazienti di ricevere a casa ricette mediche e farmaci, superando così le difficoltà di spostamento che spesso impediscono di recarsi dal medico o in farmacia.

Parkinson : i peperoni aiutano a limitare la malattia

Incredibile, gli alimenti continuano a stupirci con le loro magnifiche proprietà curative e di prevenzione. I peperoni, infatti, secondo numerosi studi accurati, prevengono la possibilità di contrarre il Parkinson, grave malattia neuro-degenerativa, che si verifica attraverso la perdita di cellule cerebrali adibite alla secrezione di dopamina. Sarebbe stata la University of Washington di Seattle a dare la notizia, dopo avere attentamente condotto degli studi che lo dimostrano.

Inserire nella propria alimentazione, una o due volte alla settimana, i peperoni, dunque, può alleggerire questo grave disturbo, prevenendolo. Oltre ad essi, si associa a questo intento anche la nicotina che, seppur i suoi effetti negativi, contribuisce ad evitare il parkinson. La dottoressa Susan Searles Nielsen ha affermato che se la nicotina aveva questi particolari effetti di prevenzione, anche le piante che la contenevano dovevano aver ereditato queste proprietà. Ecco da dove nasce l’ipotesi che i peperoni sia un’ottima arma di difesa.

Possiamo dunque concludere affermando che i peperoni non curano la malattia, ma possono prevenirla. Cosa altro avrà in serbo per noi la natura?

 

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