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La moda dei paninari

Paninari annni ’80  Milano

Una paninoteca non sembra certo il posto più stimolante per la nascita di una sottocultura giovanile, ma il Panino, nella zona Duomo/San Babila di Milano, smentì questo pregiudizio all’inizio degli anni’80. II quotidiano La Stampa successivamente battezzò i seguaci di questo movimento “paninari”. Per loro, benessere e status sociale si esprimevano attraverso un‘attenta selezione dell’abbigliamento.

Per ironia della sorte, capi simili non appartenevano automaticamente alle grandi firme della moda nazionale che, insieme all’ industria automobilistica, stavano  trainando l’economia italiana, aiutando il paese a voltare pagina nella ripresa postbellica. Infatti l’appariscenza dei paninari, in gran parte adolescenti e ventenni, era in un certo senso una reazione al grigio- re della vita nelle città italiane durante gli anni’50,’60 e’70. Ma era anche un deliberato distacco dal conflitto politico e dail’incertezza che avevano travolto la nazione %°53  durante quei decenni con la lotta tra opposti estremismi e la costante minaccia del terrorismo.

I paninari, molti dei quali provenienti da agiate famiglie borghesi, esaltavano una visione della vita superficiale e cosmopolita, una sorta di dolce vita per principianti, attraverso la scelta di un abbigliamento multicolore e lussuoso, indossato secondo un’italianità quasi stereotipata maglioni legati sulle spalle, pantaloni o jeans tagliati o arrotolati alla caviglia, niente calzini, piumini imbottiti. Ma rispecchiavano anche un certo (apolitico e consumistico) nazionalismo, e a questo estremo alcuni elementi stilistici coincide vano con quelli dei sanbabilini (un gruppo milanese di estrema destra).

Stile paninaro anni ’80

Anche se il gusto americano forniva lo zoccolo duro del look con articoli come le scarpe Timberland o Vans, i giubbotti di pelle Schott e gli occhiali da sole RayBan, I più apprezzati erano alcuni marchi nazionali forse meno noti, come Najoleari, Fiorucci, Controvento, Stone Island, CP Company e Best Company, ma anche Moncler, oltre a vari stilisti italiani all’epoca in ascesa come Armani e Versace.

In ogni caso, era fondamentale sfoggiare marchi precisi, vero motivo di vanto nel gruppo. Lo spostamento da una paninoteca all’altra (in particolare tra i diversi punti dell’ormai scomparsa catena milanese di fast-food Burghy, secondo punto di ritrovo dopo A1 Panino), avveniva, ineyitabilmente, in Lambretta o in Vespa. E questo spiega perché I paninari amavano tanto i loro caratteristici zainetti dai colori vivaci.

Fatto strano per una sottocultura, i paninari non fecero nulla per limitare la diffusione del loro movimento, né per evitarne la massificazione o l’ eccessivavisibilità. A1 contrario, abbracciarono I’at-tenzione dei media : per tutti gli anni’80 ilmovimento ispirò diverse riviste italiane,ra cui Paninaro, Weid Bpys e Preppy, chene documentarono la cultura. Inoltre, nei 1986, il singolo dei Pet Shop Boys “Paninaro”portò questa moda alla ribaltainternazionale. La notorietà dei paninarientro I confini nazionali fu tale da ispirare anche trasmissioni televisive satiriche,come Drive In, che ne ridicolizzavano lo stile.

Moda anni 80 : riviste che parlano di moda casual , BCBG , Goth

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