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Non si direbbe, ma in Italia c’è un forte aumento del problema obesità. Parliamo soprattutto di obesità adolescenziale.

E’ in sovrappeso il 40% dei bambini italiani; più le femmine (42%) dei maschi, 38%. E’ il risultato di uno studio dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano, che ha valutato le abitudini alimentari di 2238 bambini (48% femmine e 51,7% maschi) di età compresa fra 6 e 14 anni.
Bisogna capire quali sono le cause.

Teniamo presente che nella maggior parte dei casi l’obesità non compare prima dei 6 anni di vita , anche se diviene un problema solo con l’adolescenza, quando appunto il corpo comincia a ricevere maggiori attenzioni.
Il più delle volte il ragazzo/a obeso/a lo diventa per l’eccessiva assunzione di cibo e solo raramente a patologie organiche.
La cattiva alimentazione (fast food ) ha accentuato il problema fra i giovanissimi e la sedentarietà (troppo tempo al pc e consolle) non ha di certo aiutato.
Spesso l’adolescente obeso manifesta un certo grado di passività accompagnata da un sentimento di vuoto, di inutilità e di malessere generico che inducono a mangiare.

Sembra che l’adolescente obeso sia incapace di riconoscere e definire e differenziare i propri bisogni e sia portato a ricorrere sistematicamente al cibo di fronte a qualunque stato di tensione interna; tale incapacità deriva secondo alcuni autori (Bruch) da esperienze infantili legate al nutrimento in cui la reazione della madre di fronte a qualunque stato di tensione (e quindi bisogno) del bambino era sempre la stessa: dare da mangiare al bambino.
Secondo altri autori il mangiare eccessivo è espressione della ricerca della soddisfazione della pulsione parziale orale, e quindi di una regressione, al posto del soddisfacimento delle pulsioni genitali.

Obesità secondaria

Molto spesso i problemi ormonali possono essere la causa dell’obesità.

La forma di obesità più comune è quella  primaria, cioè un disordine del metabolismo dovuto ad uno scorretto stile di vita, cattiva alimentazione ed eccessiva sedentarietà.

Quella secondaria, invece interessa circa il 3% delle persone, ed è conseguente ad altri disturbi, che tra i sintomi comprendono anche il peso.

Per questo motivo il problema non è risolvibile con le diete dimagranti, ma l’unica soluzione è correggere la disfunzione ormonale con cure. Per distinguere la forma di obesità secondaria occorre una diagnosi accurata fatta da uno specialista endocrinologo.

Fegato grasso o steatosi epatica

La steatosi epatica, comunemente nota come fegato grasso, è una malattia causata dall’accumulo di trigliceridi negli epatociti.

Le cause della manifestazione di tale patologia sono molteplici: consumo eccessivo di alcol, carboidrati e lipidi alimentari, problemi nello smaltire i grassi, assunzione di alcuni farmaci come tetracicline o steroidi anabolizzanti, contatto con tetracloruro di carbonio,obesità, deficit nutrizionale, steatosi gravidica (rara), dislipidemie.

Quando sentiamo parlare di steatosi epatica, il pensiero corre sempre all’abuso di alcolici, in realtà, il 20-30% dei casi riguarda la steatosi epatica non alcolica.

I sintomi del “fegato grasso” sono diversi, tra i principali troviamo: ingrossamento del fegato (epatomegalia), dolore nella parte destra, sotto le costole (ipocondrio destro), ittero, perdita di peso. La sintomatologia, soprattutto nella fase iniziale, può essere debole o persino assente, tanto che il soggetto può accorgersi casualmente della malattia facendo, ad esempio, un’ecografia.

Tra i fattori di rischio, invece, citiamo gli interventi chirurgici di bypass gastrico, il diabete 2 e fattori genetici.

L’evoluzione di tale patologia è solitamente benigna, ma nel 10-15% dei casi può degenerare in un’epatite o in una cirrosi epatica. Per questo è importante avviare una terapia che miri a migliorare le funzionalità del fegato e le generali condizioni di salute. Il fegato grasso, infatti, si associa spesso a sovrappeso, diabete, dislipidemia e un aumento del rischio cardiovascolare.

La terapia può procedere attraverso la modifica del proprio stile di vita o mediante l’assunzione di determinati farmaci.

La dieta è di fondamentale importanza contro questa malattia: bisognerebbe evitare il consumo di alcol, di bibite zuccherate, dolci, cibo spazzatura, limitare i grassi saturi e ridurre drasticamente i prodotti contenenti additivi alimentari.

Attenzione, però, la riduzione del peso non deve essere drastica ma graduale, in caso contrario, infatti, la steatosi può paradossalmente aumentare. Stesso discorso per i grassi: se si riducono troppo, è necessario aumentare i carboidrati per raggiungere un apporto energetico adeguato, ma una tale scelta potrebbe favorire lo sviluppo della patologia.

In sintesi, la dieta consigliata per il fegato grasso è caratterizzata dalla presenza di alimenti a basso indice glicemico come pasta e legumi, fonti proteiche magre, pesce, frutta, verdura, olio d’oliva per condire, incremento di fibra alimentare e antiossidanti.

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