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Che cos’è il mutismo selettivo

Il mutismo selettivo è una condizione infantile piuttosto rara, caratterizzata dall’incapacità di dialogare in determinate situazioni. Questa patologia viene chiamata mutismo selettivo, proprio per differenziarla dal classico mutismo in cui i bambini non riescono proprio a parlare. In questo caso invece i bambini che ne sono affetti riescono a conversare normalmente in casa o con i propri genitori, ma si bloccano in determinate situazioni come per esempio a scuola o di fronte a degli sconosciuti.

Gli esperti ritengono che questo particolare problema sia spesso collegato all’ansia e alla paura che scaturiscono in presenza di situazioni sociali come appunto la scuola o la compagnia degli adulti; ecco perché il mutismo selettivo è spesso considerato anche come una forma di fobia sociale.

Non si tratta però di un disturbo della comunicazione, in quanto i bambini che presentano questo problema sono perfettamente in grado di parlare in situazioni che per loro non rappresentano alcuna fonte di stress o paura. Generalmente i bambini che presentano questa condizione, spesso sono timidi e lo diventano soprattutto in presenza di estranei o in situazione e/o ambienti sociali a loro sconosciuti.

Ma i comportamenti dei bambini colpiti da mutismo selettivo vanno ben oltre la semplice timidezza. Immaginate, infatti, di trovarvi di fronte ad una paura paralizzante ogni giorno della vostra vita. Le persone ben intenzionate potrebbero incoraggiarvi ad affrontare quella paura, ma per voi è la cosa più spaventosa del mondo. Ecco è questo ciò che spesso provano i bambini affetti da mutismo selettivo. Ancora oggi però non sono ben chiare le cause che portano determinati bambini a sviluppare questa particolare condizione.

Come si manifesta il mutismo selettivo

Come già accennato poc’anzi, una delle principali caratteristiche di questo problema è l’eccessiva timidezza che può essere accompagnata anche da un forte attaccamento ai genitori e ad una tendenza all’isolamento. Nel momento in cui il bambino comincerà a frequentare la scuola materna o elementare questi comportamenti a cui prima magari non si faceva caso, diverranno sempre più evidenti e renderanno anche parecchio problematica la sua vita.

Cause e sintomi

Solitamente questo problema colpisce più le femminucce che i maschietti, ed inizia a manifestarsi dal primo ai tre anni d’età. Si pensa che esso sia causato principalmente da un fattore genetico.  I genitori di un bimbo con mutismo selettivo, a loro volta possono essere stati affetti dalla medesima condizione durante l’infanzia. Anche un’eventuale esposizione a condizioni traumatiche durante la prima infanzia potrebbe essere all’origine del problema.

Tra le altre possibili cause invece troviamo:

  • Genitori iperprotettivi;
  • Elevati vissuti di ansia sociale;
  • Lontananza emotiva da un genitore;

I comportamenti più frequenti che si notano in un bambino che soffre di mutismo selettivo invece sono:

  • Difficoltà a guardare qualcuno negli occhi;
  • Mancanza di sorrisi;
  • Rigidità nei movimenti;
  • Difficoltà a rispondere all’appello a scuola oppure a salutare compagni ed insegnanti;
  • Eccessiva sensibilità al rumore;
  • Difficoltà a restare in ambienti affollati;
  • Difficoltà ad esprimere le proprie emozioni
Cosa non fare e come comportarsi

C’è però una cosa importante che vorrei sottolineare e cioè che spesso non è il rifiuto di parlare in sé che porta i problemi maggiori, ma i tentativi da parte degli adulti che siano genitori o insegnanti che cercano di far uscire il piccolo dal suo silenzio. Quindi ecco gli errori che si dovrebbero evitare quando si ha a che fare con un bimbo affetto da mutismo selettivo.

Il primo è appunto sollecitare ed invitare continuamente il piccolo a parlare. Un comportamento simile, infatti, inibisce ancora di più il bambino che dunque si andrà a chiudere ancora di più nel suo silenzio. Anche chiedere spiegazioni al piccolino sul perché rimane zitto è assolutamente da non fare.

Gli esperti inoltre sconsigliano anche di aumentare le attenzioni nei confronti di un bimbo che soffre di mutismo selettivo. Il piccolo infatti ricevendo delle eccessive attenzioni non desiderate, non farà altro che chiudersi maggiormente in sé stesso.

Anche utilizzare punizioni non è per niente consigliato così come promettere al bimbo premi o giochi se inizia a parlare. Nel caso delle punizioni non si farà altro che aumentare i livelli di ansia del piccolo; mentre nel caso di eventuali premi si rischia l’errore di associare l’importanza della comunicazione a dei beni materiali, il che non è mai un bene.

Quando si ha a che fare con un bambino che soffre di questo particolare problema, per prima cosa è importante incoraggiarlo cominciando dalla comunicazione non verbale. A differenza di quanto si credeva nel passato, infatti, è importantissimo in una prima fare cercare di entrare in relazione col bambino attraverso gesti, oggetti o simboli. Questo aiuterà il piccolo a sperimentare un maggiore senso di sicurezza,

Anche sostenere e supportare il rapporto del bambino con i suoi pari è molto importante. Bisogna cercare di individuare i coetanei che in qualche modo riescano a stimolare la socializzazione del bimbo. Se è possibile introducetelo in qualche tipo di attività, oppure all’interno di un piccolo gruppo dove per partecipare non serve necessariamente con la comunicazione verbale.

Anche compiere volontariamente piccoli errori, detti anche “errori sistematici” potrebbe essere d’aiuto. Errori come per esempio sul nome del bambino oppure sul colore della maglietta o sulla sua età. Ma dopo aver commesso questo errore voluto, l’adulto deve rivolgere la sua attenzione da un’altra parte, come per esempio parlare con un altro bambino, oppure continuare a svolgere la propria attività. Non bisogna dunque dare al piccolo il tempo di rispondere ed apportare quindi le appropriate correzioni.

In questo modo egli verrà messo di fronte a tante “piccole frustrazioni” che contribuiranno a creare in lui la giusta spinta per correggere l’errore e di conseguenza a parlare, senza però essere sollecitato a farlo.

Come alternativa all’opzione precedente, ne viene utilizzata anche un’altra: si tratta della ristrutturazione con connotazione positiva e la percezione del sintomo. In poche parole viene chiesto a genitori ed insegnanti di dire al bambino di continuare a mantenere il suo silenzio; in modo tale da dare la possibilità agli altri di parlare.

Percentuale di bambini autistici in Italia

Ancora oggi l’autismo è una malattia che gli esperti non hanno ancora compreso del tutto, e per la quale non esiste nessuna cura. Negli ultimi anni i casi di bambini autistici nel nostro paese, sono aumentati notevolmente. In Italia infatti le persone che soffrono di autismo sono fra le 300 e le 500mila; ma i casi sono in aumento un po’ in tutto il mondo.

Con il termine “disturbi dello spettro autistico”, in genere vengono raggruppati tutti quei complessi disturbi che hanno a che fare con lo sviluppo celebrale. L’istituto superiore di Sanità ci spiega che con questo particolare termine vengono raggruppate condizioni come l’autismo o la sindrome di Asperger, ma anche disturbi contraddistinti dalla difficoltà di interagire e comunicare con la società e da interessi ed attività limitativi e ripetitivi.

È difficile stimare il numero dei bambini e delle persone in generale che presentano questi disturbi dello spettro autistico; ma alcune stime recenti indicano che un bambino su 160 presenta questo tipo di disturbi.

 Secondo altri studi però questi dati potrebbero essere addirittura più elevati. Ma l’aumento di casi di autismo non si registra solamente in Italia. Negli Stati Uniti per esempio, sarebbero 3,5 milioni le persone affette da disturbi dello spettro autistico, mentre in tutto il mondo il numero sale a 60 milioni.

Analizzando questi dati, gli esperti hanno scoperto che nel corso degli ultimi 35 anni, il numero di persone affette da autismo è schizzato alle stelle un po’ dappertutto. Questa impennata è dovuta anche ad una maggiore capacità dei medici odierni di diagnosticare questa condizione.

Le persone affette da autismo presentano un grado di abilità intellettiva variabile, e può spaziare da una grave compromissione ad abilità cognitive non verbali superiori alla norma. Nei bambini solitamente è difficile individuare questa condizione prima dei 12 mesi d’età; mentre la diagnosi definitiva può essere fatta entro i 2 anni.

I sintomi che dell’autismo che si manifestano all’inizio sono legati ad un ritardo oppure ad una regressione sia del linguaggio che delle abilità sociali. Inoltre è evidente anche la presenza di comportamenti ripetitivi e stereotipati.

Per quanto riguarda le cause che possono portare all’autismo, potrebbero essere sia di tipo genetico che ambientale (come per esempio un’infezione virale o un’esposizione da dei pesticidi). Alcuni dati indicano che non vi sono legami evidenti tra autismo e vaccino per morbillo- parotite-rosolia. La teoria che la vaccinazione possa in qualche modo essere collegata all’autismo, venne sollevata nel 1998 da uno studio inglese. Quest’ipotesi è stata poi valutata ma nessuno è stato in grado di confermare una relazione causale.

Gli stessi autori di questo studio inglese in un secondo momento hanno ritirato le loro conclusioni, e nel 2010 la rivista in cui era pubblicato questo articolo, lo ha ritirato.

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