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Da uno studio statunitense emerge qualcosa di decisamente importante riguardo alla malattia di Parkinson che colpisce i neuroni dopaminergici.

Prima di svelarvi la nuova scoperta spieghiamo, innanzitutto, quali sono attualmente le teorie e le convinzioni della scienza riguardo a questa malattia.

Fino a pochi anni fa, neuroscienziati e neurologi erano convinti che i neuroni fossero protetti da eventuali attacchi del sistema immunitario ma, nel 2014, uno studio condotto da David Sulzer del laboratorio del CUMC ha provato che i neuroni danneggiati dalla malattia di Parkinson, quelli dopaminergici, non sono affatto protetti ma esposti all’attacco immune.

Vediamo come e che cosa è riuscito a dimostrare questo studio.

 

Malattia di Parkinson e neuroni dopaminergici

Esistono determinate proteine presenti sulla superficie cellulare dei neuroni che danno modo al sistema immunitario di riconoscere i ‘nemici’ (le sostanze estranee).

I linfociti T, che hanno un ruolo determinante nel meccanismo del sistema immunitario, possono prendere un abbaglio e confondere i neuroni dopaminergici colpiti dalla malattia di Parkinson per agenti patogeni.

Il nuovo studio sperimentale apparso sulla rivista Nature, effettuato da un team di ricercatori del CUMC (Columbia University Medical Center) e di La Jolla Institute for Allergy and Immunology Researchers conferma la causa dell’attacco immune subito dai neuroni dopaminergici (l’errato riconoscimento della  proteina mutata che viene scambiata per agente patogeno dal sistema immunitario).

 

I corpi di Lewy ed il meccanismo del ‘riciclo’

La correlazione tra malattia di Parkinson ed autoimmunità si rivela, quindi, determinante ed il nuovo studio sperimentale offre una prova diretta di tutto questo puntando sul ruolo della proteina caratteristica del morbo di Parkinson: l’alfa sinucleina.

David Sulzer spiega che, in gran parte dei casi di Parkinson, i corpi di Lewy (forme mutate di alfa sinucleina) invadono i neuroni dopaminergici i quali non sono più capaci di disfarsene.

Se le cellule giovani sono in grado di scomporre e ‘riciclare’ le proteine danneggiate o vecchie, con l’avanzare dell’età oppure a causa di patologie come il morbo di Parkinson, questa abilità di ‘riciclo’ si indebolisce. E, così, l’alfa-sinucleina (mutata, alterata, anomala) accumulata nei neuroni viene scambiata per agente patogeno ed attaccata dal sistema immunitario.

 

Alfa-sinucleina: causa iniziale della malattia di Parkinson?

David Sulzer ha condotto lo studio insieme ad Alessandro Sette il quale ha concluso, per ora, lo studio aprendo la strada ad un dubbio su cui lavorare: la risposta immunitaria all’alfa-sinucleina potrebbe essere la causa iniziale del Parkinson o, invece, favorisce la morte neuronale soltanto dopo l’insorgere della malattia?

I risultati di questo studio potrebbero contribuire in modo determinante ai test diagnostici del Parkinson identificando, oltretutto, i soggetti più a rischio nelle fasi iniziali della malattia.

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