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Uno strano giorno del 1851, nella Louisiana precedente alla guerra di secessione, il medico statunitense Samuel Adolphus Cartwright si alzò dal letto e coniò il termine drapetomania tutto preso a studiare le ‘peculiarità’ degli schiavi afroamericani.

A sostenere le più estreme teorie razziste ha dato manforte il razzismo scientifico.

Ma andiamo per gradi, continuiamo a raccontare la strana storia di Cartwright e dei suoi studi.

 

Drapetomania e Dysaethesia aethiopica: “malattie dei negri”

Con la sua teoria di drapetomania, Samuel A. Cartwright ha voluto ufficializzare gli studi tra razza e tendenza al crimine che lui stesso ha iniziato.

Si era fissato, in generale, sulla questione delle devianze dei neri e, in particolar, sullo studio di alcuni soggetti afroamericani schiavi spinti a fuggire per disobbedire ai padroni o, semplicemente, per riprendersi la propria libertà.

La drapetomania, forte tendenza a fuggire di cui soffrivano i neri schiavi, secondo questo medico veniva descritta – insieme alla Dysaethesia aethiopica (furfanteria) – una devianza mentale, una “malattia dei negri” spinti ad evadere dalla società comune attraverso un atto illegale.

C’è dell’altro, non è finita…

Ora, penserete, che l’assurdità si fermi a questa descrizione. No, c’è dell’altro.

Secondo la drapetomania teorizzata da Cartwright, tutte le persone di colore soffrono di queste devianze mentali tranne quelle che sono state ‘addomesticate’ e ‘cresciute’ dai bianchi.

Questa teoria medica ottocentesca, ovviamente decaduta perché relegata a pseudoscienza, è stata inserita nella classifica del razzismo scientifico.

Ecco perché tutti conoscono il significato del termine razzismo e davvero pochi sono coloro che conoscono la drapetomania appartenente al razzismo scientifico.

 

Significato etimologico di drapetomania

Perché drapetomania? Qual è l’origine etimologica di questo termine?

Deriva da due sostantivi greci: “δραπέτης” (da cui drapetes, ovvero disertore, fuggitivo) e “μανία” (da cui mania, pazzia).

Nei suoi complicatissimi studi, Samuel Cartwright ci tiene a sottolineare che il termine greco δραπέτης , “ignoto alle autorità mediche, è noto a sorveglianti e coltivatori greci come fuga per evitare di svolgere il proprio dovere”. Disertore, per l’appunto, che associato all’uomo di colore si trasforma in deviato mentale.

In un articolo intitolato Relazione sulle malattie e le peculiarità fisiche della razza negra, pubblicato su un numero del New Orleans Medical and Surgical Journal, il medico specificò che la Bibbia prevede la sottomissione dello schiavo al padrone (o sorvegliante) e che uno schiavo non dovrebbe in alcun modo desiderare la fuga.

Se succede, se il nero si ‘ammala’ di drapetomania, è colpa del padrone troppo ‘condiscendente’ con lo schiavo, che lo tratta da eguale.

A proposito di Bibbia, nella parola ebrea Canaan, secondo il medico, si celerebbe l’essenza dell’anima dello schiavo, il progenitore del ‘negro’ moderno.

 

Il rimedio ‘prescritto’ da Cartwright

La schiavitù è connaturata alla condizione del “negro”, Cartwright ne è convinto al punto tale da concludere che se tenta la fuga non può che essere pazzo.

Questa fastidiosa tendenza di fuggire di cui soffrono molti negri può essere rimossa del tutto” affermò. Come?

Cartwright annunciò la cura per la drapetomania: se lo schiavo si dimostra insoddisfatto e arrabbiato è possibile prevenire la fuga con “una violenta dose di frustate”.

Per rendere impossibile la fuga, i medici prescrivevano, talvolta, la rimozione dei due alluci.

Oggi, il termine viene usato per indicare, in generale, la voglia impellente di fuggire via.

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