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La depressione post-partum, nota anche come baby blues, è una realtà: medici, familiari e scienza non possono permettersi di sottovalutarla.

Ad ammetterlo è un gruppo di neuro-scienziati del dipartimento di psicologia della Michigan State University che, in tandem con i colleghi dell’Université di Rennes in Francia, hanno condotto un’indagine sulle ricerche effettuate nell’ambito della neurobiologia in riferimento a questa particolare depressione: la ricerca in questione, pubblicata su Trends in Neurosciences, rivela che lo studio dedicato a questa patologia è scarsissimo, 20 pubblicazioni in tutto.

La depressione post-partum, problema serio, viene seriamente sottovalutata dalla ricerca.

Affrontare questo problema significa non soltanto aiutare le madri a superarlo ma proteggere i loro bambini per farli crescere più sani.

 

 

Depressione post-partum fotografata tramite RM funzionale

Gli stessi neuro-scienziati che hanno condotto la ricerca hanno raccolto le foto realizzate attraverso la risonanza magnetica funzionale e da queste hanno tirato fuori una rappresentazione grafica per fare un confronto approfondito tra la tipica depressione post-partum e le altre tipologie di depressione.

Hanno, così, scoperto che il baby blues attiva aree del cervello più diffuse e differente dalle altre.

Da questa scoperta hanno concluso che la depressione post-partum va trattata come patologia a sé stante, diversa dagli altri tipi di depressione.  

Quali aree cerebrali sono coinvolte?

Il grafico ha evidenziato che alcune aree estese del cervello sono coinvolte soltanto dal baby blues e non da altri tipi di depressione. Tra le aree coinvolte, gli studiosi citano la zona prefrontale corticale associata alla gestione dello stress, ai processi sensoriali, legata ad un’ampia serie di attività e cure materne.

Al contrario, zone come l’amigdala che regola le emozioni è meno sollecitata nei casi di depressione post-partum a differenza di altri forme di depressione per le quali risulta iperattiva.

 

Come prevenire la depressione post-partum: un kit alimentare di integratori

Un altro recente studio condotto in Canada dal dottor Jeffrey Meyer e pubblicato negli Atti della National Academy of Sciences (PNAS) rivela che un kit alimentare di integratori potrebbe prevenire il rischio di depressione post-partum. Si tratterebbe quindi, di prevenzione nutrizionale da associare a quella di tipo psicologico.

Lo sviluppo di trattamenti nutrizionali efficaci nel campo della neurobiologia è raro in psichiatria” ha spiegato il dott. Meyer.

Gli integratori nutrizionali sono stati selezionati per compensare l’aumento della proteina del cervello MAO-A che avviene non solo dopo il parto ma anche in stati d’animo depressivi di una certa entità.

La proteina MAO-A spezza nel cervello sostanze come serotonina, noradrenalina e dopamina che servono a mantenere l’umore: una volta esaurite queste sostanze, si possono provare sentimenti di tristezza e depressione.

Il massimo livello di MAO-A si verifica proprio quando la depressione post-partum è più evidente, cioè 5 giorni dopo il parto.

Il kit alimentare è composto da triptofano e tirosina, estratto di mirtillo e succo di mirtillo.

E’ stato eseguito un test su 21 donne che hanno assunto gli integratori e 20 madri che si sono astenute: i risultati hanno confermato l’efficacia di questo kit contro i sintomi depressivi.

Lo studio condotto dal dottor Meyer è il primo che dimostra effetti particolarmente benefici per contrastare e ridurre il baby blues nel momento di maggior picco caratterizzato da un’intensa sensazione di malinconia, tristezza, irritabilità ma anche qualcosa di peggio: incapacità di pensare lucidamente, disturbi del sonno e dell’appetito, aggressività, distacco e disinteresse nei confronti del neonato oppure eccessiva preoccupazione, pensieri negativi. Può risentirne anche il bimbo e la sua salute può subire effetti negativi  anche a lungo termine.

La depressione post-partum colpisce, in Italia, l’8-12% di neo-mamme.

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