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Moda giapponese anni '90

Se molti bambini cercano di scrollarsi di dosso l’ aggettivo “carino” in segno di aspirazione all’ età adulta, la sotto cultura giapponese decora (da”decorazione“) ha rovesciato le carte in tavola. Nata nei quartieri modaioli di Tokyo, Harajuku e Shibuya, a Ene anni’90, ha toccato l’ apice nei primi anni del XXI secolo, quando anche donne più adulte hanno adottato questo abbigliamento infantile come stile caratteristico.

Decora stile eccentrico

Lo stile si declinava attorno al termine “kawaii”, ossia“carino”, e le seguaci del decora si sforzavano di essere il piir kawaii possibile. Il rosa bubblegum o i delicati colori pastello sono le tonalità preferite, in aggiunta a stampe e motivi contrastanti.

Questo abbigliamento spudoratamente infantile, fatto di vestiti da principessa, gonne con collant e balze, striminzite t-shirt stampate e scarpe enormi, veniva indossato con un eccesso di sgargianti accessori in plastica, dagli innumerevoli braccialetti alle mollette per i capelli.

Accessori di più esplicita puerilità, compresi gli anelli per la dentizione, biberon, animaletti virtuali e altri giocattoli, erano altrettanto amati, in molti casi realizzati artigianalmente o personalizzati. Grande successo riscuotevano gli zainetti di Hello Kitty o dei Pokémon. Il trucco era minimale, in linea con il concetto di innocenza infantile, anche se gli adesivi da viso facevano parte del look, mentre capelli erano pettinati con i codini oppure raccolti. I capi si indossavano sovrapposti, come se a una bambina fosse stato concesso di vestirsi da sola senza sapere quando fermarsi : ad esempio, si potevano vederetre paia di calze le une sulle altre.

Per quanto r assemblaggio del look decora richiedesse effettivamente una certa abilità, il suo carattere accessibile e divertente, unito alla facile reperibilità globale di prodotti come quelli di Hello Kitty, ha raccolto consensi anche fuori dal Giappone, soprattutto come costume da cosplay. In Giappone, questo ha portato all’ evoluzione di numerosi sottostili decora vincolati a regole piil severe, alcuni incrociati con altre sottoculture di Tokyo il”koteosa”, o”decora dark, mostra una propensione per il nero e il gotico, mentre il”decololi”, o”decora-Lolita”, mischia lo stile lolita con l’abbondanza di accesso.

GANGURO moda nata a Tokyo

Il termine “ganguro” significa letteralmente”faccia nera”.

Non a caso, Buriteri, la più famosa esponente di questa sottocultura, il cui soprannome indica una salsa di soia particolarmente seura, era anche la modella di un centro estetico di Tokyo chiamato Blacky. Il ganguro, esploso a metà degli anni’90 e in gran voga all inizio del decennio seguente, sfoggiava un’abbronzatura esagerata contrapposta a capelli etrucco chiari.

Questa abbronzatura eccessiva, o la sua simnlazinne arfifirialp con il fondotinta scuro. preEgurò il trend occidentale delle abbronzature marcate lanciato dalle celebrità nel primo tlprpnnin del XXI secolo.

In Giappone,però, non si trattò solo di una delle tante mode , e non tanto per la peculiarità di essere legato più al trucco che all’abbigliamento (anche se alcune appassionate prediligevano scarpe con le zeppe, montagne di coloratissimi gioielli in plastica e, per un po’, gli adesivi da viso). Il ganguro, infatti, per quanto talvolta accusato in modo poco convincente di imitare le attrici afroamericane di Hollywood, fu più che altro una protesta sociale contro i canoni tradizionali della bellezza femminile giapponese, considerati spesso restrittivi.

Se la tradizione riveriva la pelle chiara, con i capelli scuri e i lineamenti regolari, valorizzati da un trucco minimale, il ganguron perseguiva il suo esatto opposto. Si tratta-ci va, in un cer to senso, del contrattacco all’ estetica della geisha : pelle seura, capelli tinti (talvolta ossigenati o argentati e persinoo-con una o piil ciocche colorate), e trucco sgargiante. Il trucco serviva soprattutto a evidenziare per contrasto la pelle seura zone pallide, quasi fosforescenti, intorno agli occhi e labbra altrettanto chiare, un effetto spesso ottenuto usando un correttore bianco. Ciglia finte ed eyeliner scuro, spesso sostituito da inchiostro nero, completavano questo stile appariscente e prevalentemente femminile, parte della cultura”gyaru”(dalT americano”gal”, ragazza).

Nonostante Io spirito decisamente alternativo e ribelie, soprattutto considerando l’importanza della conformità nella cultura giapponese, il ganguro ebbe vita breve e circoscritta al quartiere di Shibuya, a Tokyo. Questo fu dovuto anche alle pesanti critiche dei media giapponesi, che lo associarono a una scarsa igiene. Le fan più sfegatate, però, Io svilupparono ulteriormente nell estremo “yamanba”con abbronzature ancora più scure. 

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