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Secondo il dottore ad Dan Olweus, professore di psicologia norvegese, considerato un pioniere nella ricerca sul bullismo: uno studente oggetto di azioni di bullismo, è un vero è prevaricato o vittimizzata tu quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, le azioni offensive messe in atto da parte di uno o di più compagni”. Il bullismo può essere diviso in tre categorie:

  • diretto, tramite attacchi fisici o verbali verso la vittima
  • indiretto tramite la diffusione di pettegolezzi e maldicenze l’esclusione della vittima del gruppo.
  • Elettronico, con la diffusione di messaggi e-mail e video con contenuto offensivi o il rispettosi.

Il bullismo femminile, spesso poco considerato perché più subdolo e meno vistoso rispetto a quello maschile, crea una sua azione in cui la vittima è  esclusa dei vari gruppi a causa di pettegolezzi falsità infondate. Per la vittima diventa difficile chiedere aiuto, perché si tende ad attribuire il suo isolamento un’ eventuale timidezza. Questa situazione può minare l’autostima della ragazza, con esiti che possono portare anche l’asta di disturbi alimentari.

Storia di una 13ennedi Pisa pestata fuori da scuola

(storia del 23 gennaio 2013)

Dopo mesi di  minacce  alla fine sono arrivati i fatti. Un pestaggio messo in atto da tre ragazzine contro  una tredicenne di una scuola media del Pisano, aiutata dall’intervento di un adulto, un genitore che  ha assistito alla scena e l’ha sottratta dall’ira delle sue ex amiche. Si tratta di  due coetanee e una ragazza di 15 anni.

Sul fatto indaga la polizia dopo la querela sporta dai genitori della vittima. Secondo la ricostruzione  della madre  il pestaggio sarebbe stato organizzato per vendetta, dopo che una di loro nei mesi scorsi le aveva detto: ”Mi hai rubato il fidanzato”.

Da allora per la ragazzina sarebbe iniziato un vero e proprio calvario, minacce, soprusi di ogni genere fino all’aggressione di lunedi’ scorso all’uscita da scuola. Le tre  le strappano il telefono cellulare con il quale inviano un sms a sua madre per dirle di non andarla a prendere.

La tredicenne viene trascinata in un parcheggio vicino,  e presa a calci e pugni. Il padre di un alunno si accorge di ciò che stava accadendo interviene e mette fine al pestaggio. La vittima si fa medicare al pronto soccorso e i genitori sporgono denuncia: ”In ospedale – dichiara la mamma – mi hanno perfino detto di non farlo per non rischiare ulteriori ritorsioni contro di lei, ma ora voglio giustizia. Anche dalla scuola”.

Uno studente di quindici anni vittima preferita

La vittima preferita di questa baby gang era uno studente di 15 anni, iscritto a un istituto tecnico. Il ragazzo era oggetto di un vero e proprio processo di persecuzione fisica e psicologica. Le vessazioni a cui veniva sottoposto venivano riprese ogni volta con lo smartphone, pubblicate sui social o diffuse nei gruppi di Whatsapp.

Il crudele branco era formato da una decina di ragazzi di buona famiglia. I genitori, messi davanti alle testimonianze del comportamento dei figli, sono rimasti prima sorpresi poi sconvolti.

Nessuno di loro immaginava che i propri ragazzi potessero essere coinvolti in vicende di tale gravità. I membri della baby gang, portati al Beccaria di Milano, rischiano ora una condanna molto pesante.

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