CONDIVIDI

A Bari ,nella sala d’aspetto della Medicina fetale,  la novità vola tra i pancioni delle future mamme. Una bellissima notizia per ogni donna che attende un figlio in quanto il genoma costerà 200 euro anzi di 700.

In Puglia si potrà fare il test sul Dna del feto senza pagare 700 euro è un atto di civiltà”. A Bari, il direttore dell’unità operativa di Genetica medica, Mattia Gentile, dell’ospedale Venere, esibisce con orgoglio l’ultimo acquisto. “E’ un sequenziatore ad alta processività, ottenuto grazie a un finanziamento di 500mila euro della Regione Puglia. Dall’inizio del 2017 abbiamo preso dimestichezza con lo strumento e ora siamo finalmente operativi”.

Cento signore in stato interessante hanno offerto campioni di sangue per compiere la sperimentazione, da ottobre ed a altre 2mila sarà dato gratuitamente il test che consente di sapere con un semplice prelievo e con una affidabilità del 99 per cento la presenza di anomalie cromosomiche nel feto.

“Si tratta di un esame probabilistico – rammenta Gentile – ma permette in moltissimi casi di evitare esami invasivi per la diagnosi, come la villocentesi e l’amniocentesi, che mantengono ancora un minimo rischio di aborto”. L’Ospedale Di Venere sarà il primo studio in grado di fare l’esame.

“Fino a questo momento è stato possibile effettuarlo soltanto a pagamento, inviando i campioni di sangue a Roma, in America o in Cina – raccontano le neomamme – ma il costo supera 700 euro e non tutte possono permetterselo”. Lo staff di Gentile lavorando sul progetto da un paio d’anni, sopportato dal direttore generale della Asl di Bari, Vito Montanaro, predisposto ad attrezzare una attuale sede per la squadra.

All’ospedale Di Venere si spostano fra mappe crosomiche e villi della placenta tre biologi, sei tecnici, un medico, e un ausiliario. “Abbiamo cominciato usando il sequenziatore per individuare nei feti le tre sindromi più diffuse: la sindrome di Down e le trisomie 13 e 18 – dice Romina Ficarella, alle prese con le provette – Nel futuro potremo utilizzarlo per le diagnosi post natali degli adulti”.

Il Nipt “non invasive prenatal testing, da molti conosciuto con il nome comune di G test” che si basa su una rivelazione del 1997: a partire dalla quinta settimana di attesa, nel sangue materno circolano frammenti di dna del bimbo che possono essere individuati, isolati e analizzati. I genestisti del Di Venere ci tengono a ribadirlo: “Ci siamo battuti per avere queste apparecchiature perché crediamo nella completezza del percorso. Siamo certi che il servizio pubblico debba offrire alle future mamme tutte le possibilità e le professionalità sul campo, senza che siano costrette ad affidarsi a laboratori privati”.

“Mancava solo quest test. E ottobre 2mila donne a rischio intermedio potranno prenotarlo gratuitamente – informa Gentile – Le prime telefonate sono arrivate”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here