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Babywearing cosa significa e storia

Non e’ raro ormai incontrare per strada mamme e papà che portano i loro bimbi in fascia o marsupio. Parrebbe, di primo acchito,una nuova tendenza dal sapore esotico, ma la storia ci insegna ben altro perché seppur ne ignoriamo l’esistenza, il babywearing e’ in realtà una pratica antichissima che affonda le sue radici nella notte dei tempi e risponde all’esigenza primaria di ogni bambino: quella di essere contenuto ed abbracciato; quella di indossare i bambini, nel senso letterale del termine, e’ in fin dei conti una pratica esistente da sempre esattamente come la maternità.

L’iconografia del secoli scorsi e’ ricca di riferimenti al babywearing, i primi dipinti giunti sino ai giorni nostri risalgono addirittura al 1200.

La rivoluzione industriale ed in particolare la nascita delle prime carrozzine, segnarono lo spartiacque tra passato e presente. La nascita di questi contenitori con ruote marco’ in maniera netta e decisa non solo lo stile di accudimento  ma anche le differenze sociali. Grazie a questo nuovo ritrovato industriale, o per meglio dire per sua colpa, le distanze madre-figlio furono sempre più evidenti e con esse le distinzioni sociali: ovviamente chi poteva permettersi di spingere una carrozzina non aveva bisogno di utilizzare le mani per far altro. Spesso addirittura le carrozzine venivano spinte non dalle madri ma dalle balie. Le donne impiegavano il loro tempo a stringere corsetti e reggere deliziosi ombrellini parasole, non era raro che non allattassero i propri figli. E’ stupefacente pensare come un oggetto a noi tanto familiare come il passeggino, abbia potuto portare tutti questi stravolgimenti: fa parte ormai della nostra quotidianità tant e’ che lo ritroviamo in cima alla lista delle cose da acquistare per l’arrivo di un bambino, lo consideriamo essenziale e di sicuro e’ un oggetto socialmente accettato da tutti. Lo stesso,ad oggi, non possiamo dire per fasce e marsupi: chi indossa il proprio bambino esce fuori dagli schemi di una società che ci vuole omologati.

La puericultura del tardo Novecento recupererà in parte la distanza tra madre e bambino segnata dal secolo precedente. La vera e propria rivoluzione avverrà però negli anni 70 con un ritorno alle pratiche naturali ed al contatto tanto che in Germania venne inaugurata la prima ditta che produce fasce presente in Europa, ditta presente tutt’oggi nel panorama del babywearing.

Babywearing perchè funziona

Ma chi sono oggi questi genitori che legano a se i propri figli? Può questa pratica influire positivamente nel rapporto genitore- bambino?

Per avere un’idea precisa di cos e’ il babywearing, ho intervistato Adele Ricci, consulente certificata della scuola del portare.

I: Adele, negli ultimi anni sempre più persone si stanno avvicinando alla pratica del babywearing, tu che sei diretta testimone di questo fenomeno puoi elencarci i benefici di questa forma di maternage ?

A: I benefici di questa pratica sono davvero tantissimi!

Tanto per citarne alcuni iniziamo da quello che spesso avvicina ed incuriosisce i neo genitori: sicurezza e comodità di avere le mani libere non solo in casa ma anche nel lavoro e negli spostamenti quotidiani.

E’ possibile infatti portare anche molte ore al giorno poiché se il babywearing viene correttamente praticato,non solo risulta meno faticoso del portare in braccio,ma permette al bambino di restare in perfetta posizione fisiologia con pieno rispetto per la sua cifosi naturale,senza sottoporre a stress i suoi sistemi muscolare e scheletrico ancora immaturi .

Ricordiamoci sempre che il cucciolo d’uomo è un “portato attivo” e quindi la sua conformazione fisica lo rende assolutamente idoneo ad essere portato.

Il bimbo puo’ compiere così le prime esperienze sensoriali sul corpo rassicurante della mamma sperimentando e sperimentandosi.

Viene salvaguardata anche la posizione delle anche e quindi non si incorre in alcun pericolo di displasia e nel caso in cui il bimbo ne soffra l’essere portato gli e’ di enorme aiuto.

Dal punto di vista psicologico c’è un migliore adattamento dei bambini portati alla vita extra uterina, ed il genitore diventa filtro e chiave di lettura verso il mondo esterno. Attraverso l’aumento dell’ossitocina viene favorito il bonding materno ma anche quello paterno.

I benefici ci sono anche per le mamme vengono aiutate a ritrovare il loro naturale baricentro dopo la gravidanza. A trarne giovamento e’ anche il loro senso di competenza:riescono infatti a rispondere prontamente ai bisogni del proprio cucciolo.

Altra peculiarità non trascurabile e’ la stabilizzazione dei ritmi sonnoveglia del neonato.

Fasce per babywearing

E’ stato osservato anche come i bambini portati rispondano meglio al dolore fisico:il contatto infatti aiuta la produzione di endorfina che funziona da analgesico e si è anche osservato che in questi bambini il cortisolo (l’ormone dello stress) scende notevolmente.

Ancora, aiuta i neonati che soffrono di reflusso gastroesofageo ed aiuta durante le coliche.

Notevoli benefici della Ksngaroo Care sono stati documentati anche nelle tin.

Il babywearing e’ questo è molto altro ancora, tanto che sarebbe possibile scrivere un intero trattato solo su questa domanda!

I: Il babywearing può essere praticato con diversi tipi di supporti, ci spiegheresti le varie differenze?
Certamente! La mia Scuola delinea tre grandi macrocategorie all’interno di cui possiamo ritrovate un po’ tutti i supporti ergonomici presenti sul mercato.

Babywearing caratteristiche delle fasce

In particolare abbiamo:

Strutturati
Semi strutturati
Non strutturati
Possiamo parlare di un supporto “non strutturato” quando ad esempio ci riferiamo alla fascia lunga in tessuto ,la caratteristica di questo tipo di supporto è essere costituito essenzialmente da stoffa ed ha bisogno dell’acquisizione di una tecnica particolare per essere usato correttamente.

I “non strutturati” sono senza dubbio la categoria di supporti più versatile.

Quando parliamo di “semi strutturato” invece siamo quasi sempre in presenza di un pezzo di stoffa che ha una forma e struttura ben definite e che in alcuni casi può presentare inserti in metallo,come gli anelli nella ring-sling.

La caratteristica predominante è che in parte è già pronto per essere indossato ed in parte richiede ancora di essere lavorato per perfezionarne la sistemazione e la messa in sicurezza. L’ultima categoria che è forse quella più diffusa al momento racchiude i “supporti strutturati”e si tratta di quei supporti già pronti all’uso come ad esempio il marsupio ergonomico. In questo caso ci troviamo di fronte ad uno strumento molto pratico e veloce ma con pochissime possibilità di varianti d’uso.

I: Il mercato ci offre una vasta scelta di prodotti, come ci si può districare al meglio? Soprattutto, cosa dobbiamo osservare per stabilire se un supporto e’ o meno ergonomico?
A:Molti supporti che riportano la scritta “ergonomico” in realtà non lo sono affatto.

Occorre diffidare dalle indicazioni che spesso troviamo già in bella evidenza sulla scatola ed andare a valutare il prodotto nella sua interezza.

Un supporto può definirsi ergonomico quando va a rispettare sia la fisiologia del portato che del portatore.

Tra le cose che dobbiamo sicuramente tenere in considerazione per quanto riguarda il bambino c’è il verificare la larghezza della seduta che deve essere bella ampia ed arrivare da ginocchio a ginocchio in modo da consentirgli di assumere la classica posizione a M con il sederino più in basso rispetto alle ginocchia .

Testa e colonna vertebrale devono avere inoltre un sostegno ottimale e la sua cifosi naturale deve essere rispettata.

Senza dimenticarci che deve consentire anche una distribuzione corretta del peso sul corpo del portatore.

Deve permettere di portare il bambino alto e vicino al corpo del portatore e nel massimo confort oltre che nella massima sicurezza.

Un’altra caratteristica importante che esula dall’ergonomia ma a cui andrebbe sempre fatta attenzione è la qualità del supporto che stiamo acquistando.

Materiali di provenienza certificata, colorazioni atossiche, tenuta di tessuti e cuciture sono fondamentali se consideriamo che andranno a contatto con noi ed il nostro bimbo.

Esistono appositi test che possono certificare il rispetto di questi criteri e possiamo verificare le certificazioni ottenute dalle varie aziende sui siti web.

Per districarsi al meglio in questa giungla sempre crescente di prodotti io consiglio di prendere appuntamento con una professionista e visitare una fascioteca in modo da poter provare e scoprire direttamente quale è quello più adatto a quella diade in quel particolare momento del loro percorso.

I:La tua figura professionale e’ presente in Italia da poco tempo, come si diventa Consulente del Portare®?
A: Per diventare Consulente del Portare® è necessario seguire un corso di studi al termine del quale si consegue una certificazione anche se poi in realtà il percorso di un buon Consulente non si esaurisce lì.

Il mondo del Babywearing è in continuo divenire ed occorre tenersi aggiornati e continuare a studiare sia in modo autonomo che frequentando gli aggiornamenti obbligatori e facoltativi che vengono proposti periodicamente.

Bisogna conoscere la resa dell’ultimo blend immesso sul mercato o come può essere indossato l’ultimo marsupio, l’ultimo marchio di moda o quello con il miglior rapporto qualità prezzo…… Ci sono specializzazioni da poter conseguire, tanta dedizione, ascolto e competenza da mettere al servizio dei genitori.

Per fare questo lavoro proprio occorrono soprattutto tanto amore e tanta passione .

Ma poter seguire ed accompagnare una famiglia nel loro cammino è un’emozione impagabile.

Adele mi saluta con gli occhi scintillanti di chi parla con passione, amore ed empatia: un mix essenziale per poter svolgere al meglio il suo bellissimo lavoro.

Nell’abbraccio colorato e caldo di una fascia ci sono apertura, accudimento, disponibilità, contatto, cura ed anima. E’ un abbraccio per la vita, un abbraccio che avvolgerà per sempre i vostri figli. Abbracciamo, abbracciamoci, nell’abbraccio c’è l’essenza del nostro vivere.

Scritto da Cristina De Marchis

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